Lo Soushen Ji (搜神記, “Alla ricerca degli spiriti”) è la più antica e influente raccolta cinese di racconti sul soprannaturale, compilata dallo storico di corte Gan Bao nel corso del IV secolo, durante la dinastia Jin orientale. Il testo originale, andato in gran parte perduto, è sopravvissuto attraverso una ricostruzione basata su citazioni in opere successive, ma resta comunque la fonte fondativa del genere zhiguai, la “narrazione dell’anomalo”, che avrebbe influenzato la letteratura cinese di fantasmi e spiriti per i successivi millequattrocento anni.
Gan Bao dichiara nella sua prefazione di aver raccolto queste storie per dimostrare che il mondo degli spiriti non è un’invenzione letteraria ma una realtà attestabile, spinto in parte da un’esperienza personale: la resurrezione apparente di una concubina di famiglia, sepolta viva per errore e ritrovata ancora respirante anni dopo. Da questo episodio nasce l’intera impostazione dell’opera, una raccolta di circa quattrocento racconti brevi presentati come resoconti quasi giornalistici di eventi soprannaturali realmente accaduti.
Fra i temi ricorrenti dello Soushen Ji vi sono gli spiriti-volpe capaci di assumere forma umana per ingannare o sedurre i viventi, filone che confluisce direttamente nella tradizione successiva della Jiuweihu, la volpe a nove code: sebbene la Jiuweihu delle fonti più antiche fosse un presagio benefico, è proprio in testi come questo che comincia a consolidarsi l’immagine ambigua e talvolta minacciosa della volpe-spirito che diventerà dominante nel folklore posteriore.
Un secondo filone importante riguarda i viaggi nell’oltretomba e gli incontri con i burocrati del regno dei morti, prefigurando la visione amministrativa e gerarchica di Diyu che si svilupperà pienamente secoli dopo sotto l’influenza buddhista. I funzionari infernali dello Soushen Ji, che tengono registri delle vite e delle morti e possono talvolta essere corrotti o ingannati, sono un antecedente diretto dei giudici del sottosuolo delle tradizioni successive.
Lo Soushen Ji contiene anche racconti di trasformazione, animali che diventano umani e viceversa, oggetti che si animano dopo secoli di esistenza, e resoconti di prodigi naturali interpretati come segni del cielo, un repertorio che i letterati successivi avrebbero continuato a imitare, citare e ampliare per tutta la storia imperiale cinese.
Ancora oggi lo Soushen Ji viene considerato il testo fondatore della narrativa cinese del soprannaturale, un ponte fra la storiografia ufficiale, che pure lo cita come fonte, e la letteratura di intrattenimento che ne erediterà i temi fino ai racconti di fantasmi della tarda epoca imperiale.
La sua importanza per lo studio della mitologia cinese risiede proprio in questo statuto ibrido: raccogliendo tradizioni orali disperse in una forma scritta relativamente stabile, lo Soushen Ji ha preservato per i posteri motivi narrativi che altrimenti sarebbero forse andati perduti insieme alle comunità che li tramandavano oralmente.
