Periodo storico
Attribuito al V secolo a.C.; compilazione definitiva verso il IV secolo
Fonti
Liezi, capitolo Tangwen

Liezi

列子 (Lièzǐ)
Il Liezi, testo daoista di parabole filosofiche che tramanda i racconti di Kunlun, Xiwangmu e di Yu Gong che sposta le montagne.

Il Liezi (列子) è un testo daoista attribuito al filosofo Lie Yukou, vissuto forse nel V secolo a.C., sebbene la forma in cui il testo è giunto fino a noi sia il risultato di una compilazione e rielaborazione avvenuta secoli più tardi, probabilmente attorno al IV secolo. Diviso in otto capitoli, il Liezi affianca alla speculazione filosofica daoista, sul vuoto, sul mutamento, sui limiti della conoscenza umana, un ricchissimo repertorio di parabole, apologhi e racconti mitici che ne fanno una delle fonti più narrative fra i classici del pensiero cinese antico.

Il capitolo Tangwen contiene il celebre racconto dello Yu Gong che sposta le montagne, la parabola del vecchio che, deriso dai vicini per aver intrapreso a mani nude lo spianamento di due montagne che ostruivano la vista di casa sua, risponde che se lui non basterà, lo faranno i suoi figli, e i figli dei figli, senza fine, finché il compito non sarà compiuto: un racconto che univa saggezza daoista sulla perseveranza a un’eco di ottimismo cosmico che sarebbe diventato proverbiale in tutta la cultura cinese successiva.

Lo stesso capitolo Tangwen ospita anche uno dei racconti più dettagliati sulla montagna cosmica di Kunlun, descritta come dimora di esseri immortali, giardini di pietre preziose e fiumi che scorrono al contrario, un’immagine che avrebbe alimentato per secoli l’immaginario daoista del paradiso terrestre raggiungibile solo da chi avesse raggiunto un grado sufficiente di perfezione spirituale.

Il Liezi tramanda inoltre il racconto del viaggio del re Mu della dinastia Zhou verso l’estremo occidente, dove il sovrano avrebbe incontrato Xiwangmu, la Regina Madre d’Occidente, banchettando con lei sulle rive del lago di Giada prima di fare ritorno al proprio regno: un episodio che, insieme a fonti parallele come lo Mu Tianzi Zhuan, ha contribuito enormemente a fissare l’immagine di Xiwangmu come sovrana di un paradiso occidentale separato dal mondo umano.

Accanto a questi racconti più celebri, il Liezi contiene decine di parabole minori su sogni, illusioni, la relatività della percezione e i confini incerti fra realtà e finzione, temi che lo rendono, più che una semplice raccolta mitologica, un’opera filosofica che usa il mito come strumento retorico per mettere in discussione le certezze del senso comune.

Per questa ragione il Liezi occupa un posto particolare fra le fonti della mitologia cinese: meno sistematico dello Shan Hai Jing nella catalogazione di luoghi e creature, meno cosmogonico dell’Huainanzi nell’impianto filosofico, ma insuperato nella capacità di trasformare l’aneddoto mitico in insegnamento morale memorabile.

La sua influenza filosofica, spesso considerata affine ma distinta da quella dello Zhuangzi, ha fatto sì che generazioni di letterati tornassero al Liezi non tanto per la coerenza dottrinale, quanto per la ricchezza delle immagini che offre a chi voglia riflettere sui limiti della certezza umana attraverso il linguaggio del racconto.

Dettagli
Autore
Attribuito a Lie Yukou; compilazione posteriore di più mani
Periodo di composizione
Nucleo attribuito al V secolo a.C.; redazione definitiva verso il IV secolo
Lingua originale
Cinese classico
Affidabilità storica
Media
Tipo di fonte
Voci correlate
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