L’Investitura degli dei (Fengshen Yanyi) è un romanzo fantastico-storico cinese del XVI secolo, attribuito tradizionalmente a Xu Zhonglin, ambientato durante la caduta della dinastia Shang e l’ascesa della dinastia Zhou, nell’XI secolo a.C. L’opera mescola eventi storici, elementi religiosi taoisti e buddhisti e un vastissimo pantheon di divinità, immortali e demoni.
Il romanzo narra come il tirannico re Zhou di Shang, corrotto dalla concubina-volpe Daji, provochi una ribellione capeggiata dal re Wu di Zhou, assistito da eserciti di esseri soprannaturali, immortali taoisti e dal giovane eroe-divinità Nezha. Al termine del conflitto, il maestro taoista Jiang Ziya procede a “investire” ufficialmente centinaia di anime dei caduti come divinità, assegnando loro ruoli e domini specifici nel pantheon cinese: è così che personaggi come Zhao Gongming diventano formalmente dèi della ricchezza.
Il romanzo, pur meno raffinato letterariamente rispetto ad altri classici, è fondamentale per la sistematizzazione narrativa del pantheon popolare cinese, ed è la fonte primaria per l’origine mitologica di numerose divinità ancora oggi venerate.
Il romanzo prende come sfondo un passaggio storico reale — il rovesciamento della dinastia Shang da parte degli Zhou intorno al 1046 a.C. — e lo riscrive come guerra tra scuole di immortali, in cui ogni caduto in battaglia riceve al termine del conflitto una carica nel pantheon celeste. Il titolo va inteso letteralmente: l’«investitura» è l’atto amministrativo con cui i defunti meritevoli vengono nominati divinità e assegnati a un ufficio, e il libro funziona quindi come atto di fondazione burocratica del pantheon popolare cinese. Da qui deriva la sua importanza documentaria: numerose divinità ancora oggi venerate nei templi, da Caishen al maresciallo Nezha, hanno in questo testo la loro biografia canonica. La figura di Daji, la concubina posseduta dalla Jiuweihu (volpe a nove code), fornisce invece la spiegazione soprannaturale della perdita del mandato celeste da parte dei Shang.
Un giovane dio in prima linea e una volpe corruttrice
Tra i personaggi soprannaturali che affiancano l’esercito degli Zhou, nessuno cattura l’immaginazione popolare quanto Nezha, il giovane eroe-divinità capace di combattimenti straordinari fin dall’infanzia grazie alle sue armi magiche e alla sua natura semi-immortale: la sua parabola, fatta di conflitti familiari, morte prematura e rinascita in un corpo di loto, è tra gli episodi più amati e rielaborati dell’intero romanzo, ripreso innumerevoli volte nel teatro, nel fumetto e nel cinema d’animazione cinesi contemporanei.
Sul fronte opposto agisce invece Daji, la concubina che corrompe il re Zhou di Shang spingendolo alla tirannia: la tradizione successiva identifica in lei una manifestazione della Jiuweihu, la volpe a nove code, che avrebbe posseduto il corpo della vera Daji per accelerare il crollo di una dinastia ormai moralmente esausta. Il romanzo costruisce così un conflitto in cui virtù e corruzione si manifestano non solo negli uomini, ma direttamente attraverso creature ed entità del mondo soprannaturale.
