Periodo storico
Tipologia
Divinità maggiore
Domini
Riferimenti
Fonti
Ovidio, Fasti; Livio, Ab Urbe Condita

Giano

Giano è il dio romano bifronte delle porte e dei passaggi, antichissimo re del Lazio, il cui tempio nel Foro veniva chiuso solo nei rari periodi di pace completa dell'impero.

Giano è, nella religione romana, il dio dei passaggi, delle porte e degli inizi, tradizionalmente raffigurato con due volti opposti che guardano simultaneamente avanti e indietro, verso il futuro e verso il passato: un’iconografia che ne esprime perfettamente la natura di custode di ogni soglia e transizione.

Il suo tempio nel Foro Romano, dotato di due porte contrapposte, veniva tenuto aperto in tempo di guerra — quando si riteneva che il dio dovesse poter uscire liberamente per proteggere l’esercito romano — e chiuso solo nei rari periodi di pace completa, un evento talmente infrequente da essere registrato con precisione dagli storici romani come Livio.

Secondo la tradizione, Giano fu tra i primissimi sovrani del Lazio, un re della prima età dell’oro che avrebbe accolto Saturno in fuga da Giove e insieme a lui avviato un’epoca di pace e abbondanza, prima ancora della fondazione di Roma da parte di Romolo.

Il nome stesso di Giano è all’origine del mese di gennaio (Ianuarius), posto non a caso all’inizio del calendario romano: il dio dei passaggi presiede così anche al passaggio più regolare e universale di tutti, quello tra un anno e il successivo, confermando la sua funzione di divinità di ogni soglia temporale e spaziale.

Il primo tra gli dèi: Giano nella preghiera romana

Nonostante non facesse parte della triade capitolina, Giano godeva di una precedenza rituale unica nella religione romana: nelle preghiere pubbliche e nei sacrifici, il suo nome veniva invocato per primo, prima ancora di quello di Giove, perché in quanto dio degli inizi era lui a dover “aprire la via” a qualsiasi comunicazione con il divino. Fonti come Ovidio nei Fasti registrano questa precedenza come un principio quasi liturgico: nessun rito poteva dirsi correttamente aperto senza il suo nome pronunciato all’inizio, un dettaglio che i Romani stessi consideravano tanto ovvio quanto significativo della sua natura di soglia vivente tra il mondo umano e quello divino. Anche il flamine dedicato a lui, tra i più antichi del collegio sacerdotale romano, ne conferma l’importanza arcaica, risalente a un’epoca precedente persino alla sistematizzazione del pantheon in forma ellenizzata.

Il custode del Foro e della guerra

A questa funzione religiosa si affiancava quella pubblica e militare del suo tempio nel Foro, le cui porte scandivano simbolicamente lo stato di pace o di guerra della res publica. Accanto a Vesta, guardiana del focolare e della continuità della città, Giano completa così la coppia di divinità che vegliano rispettivamente sulle soglie e sul cuore pulsante di Roma.

Il volto di Giano sulle monete romane

L’immagine bifronte di Giano compariva fin dall’età repubblicana sull’as, la moneta di bronzo di base del sistema monetario romano, che ne portava il volto su un lato e la prua di una nave sull’altro: da questa iconografia derivò il gioco popolare “capita aut navia” (“testa o nave”), antenato diretto del moderno testa o croce. La scelta di Giano per la moneta più diffusa e quotidiana non era casuale, poiché anche lo scambio commerciale, come ogni altra forma di transizione tra due parti, rientrava nel suo dominio: passare una moneta di mano significava attraversare una soglia, la stessa logica che governava le porte delle case e i confini delle città.

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