Periodo storico
Fonti
Livio, Ab Urbe Condita; Plutarco, Vita di Numa

Numa Pompilio e la ninfa Egeria

Il mito romano di Numa Pompilio, secondo re di Roma, che grazie ai colloqui notturni con la ninfa Egeria istituisce il calendario religioso, i collegi sacerdotali e il culto di Vesta.

Numa Pompilio, secondo re di Roma dopo la morte di Romolo, è secondo la tradizione romana un sovrano di straordinaria saggezza religiosa, al quale si attribuisce l’istituzione della maggior parte delle strutture sacerdotali e dei culti fondamentali della città, incluso quello di Vesta con le sue sacerdotesse Vestali.

Secondo il mito riportato da autori come Livio e Plutarco, Numa riceveva la propria straordinaria conoscenza delle leggi divine attraverso incontri notturni segreti nel bosco sacro di Egeria, una ninfa delle acque che diventa sua sposa o amante soprannaturale e sua consigliera diretta in materia religiosa.

Grazie a questi colloqui con Egeria, Numa avrebbe istituito il calendario religioso romano, i collegi sacerdotali dei pontefici e degli auguri, e le norme fondamentali del culto pubblico, trasformando Roma da città guerriera fondata da Romolo attraverso violenza e conflitto in una comunità retta anche da legge sacra e ordine religioso stabile.

Alla morte di Numa, secondo la leggenda, Egeria si sciolse in lacrime perpetue diventando una fonte, mentre la tradizione storiografica romana, pur riconoscendo l’elemento leggendario dell’incontro con la ninfa, considerò sempre Numa come figura storica reale, esempio di sovrano pio la cui saggezza religiosa completava e bilanciava l’eredità marziale del fondatore Romolo.

Il sabino riluttante e la riforma del calendario

Numa era in origine un sabino di Cures, scelto dal senato romano proprio per la fama di straordinaria pietà religiosa che lo precedeva ben oltre i confini della sua città natale. Secondo Livio, Numa rifiutò per due volte la corona offertagli, cedendo solo dopo che favorevoli auspici augurali confermarono la volontà degli dèi. Tra le riforme a lui attribuite figura la revisione del calendario romano: al rozzo anno di dieci mesi tramandato da Romolo, che iniziava a marzo e lasciava un vuoto invernale non contato, Numa avrebbe aggiunto gennaio e febbraio, portando il calendario a dodici mesi e allineandolo più fedelmente al ciclo lunare.

I libri segreti ritrovati e bruciati

Una tradizione tarda, riportata sempre da Livio, narra che nel 181 a.C., secoli dopo la morte di Numa, furono rinvenute presso il Gianicolo due casse di pietra: una, vuota, che si credeva avesse un tempo contenuto il suo corpo, e l’altra contenente i suoi libri sacri. Giudicati dal senato incompatibili con la religione del tempo o pericolosi per l’ordine pubblico, i libri furono fatti bruciare per decreto del pretore, un episodio che testimonia quanto la memoria del re legislatore continuasse a esercitare un fascino inquieto sulla Roma repubblicana, secoli dopo la sua leggendaria epoca.

Un’eredità religiosa che affianca quella militare

Se Romolo incarna la Roma guerriera e fondativa, Numa rappresenta il suo necessario completamento pacifico e religioso: a lui si attribuisce anche l’istituzione del culto di Giano, con le sue celebri porte che segnavano simbolicamente lo stato di guerra o di pace dell’intera città. Questa alternanza tra i primi due re, uno guerriero e uno sacerdotale, stabilisce nel mito romano un modello di regalità completa, capace di garantire tanto la sicurezza quanto l’ordine spirituale della comunità.

Dettagli
Sintesi della trama
Il re Numa Pompilio riceve dalla ninfa Egeria, incontrata di notte in un bosco sacro, la conoscenza delle leggi divine con cui istituisce il calendario religioso, i collegi sacerdotali e il culto di Vesta a Roma.
Varianti del mito
Morale e insegnamento
La forza fondativa della violenza, incarnata da Romolo, deve essere completata dalla saggezza religiosa e dall'ordine sacro perché una città possa durare nel tempo.
Tipo di mito
Voci correlate
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