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Codex Borgia, manoscritto precolombiano conservato presso la Biblioteca Apostolica Vaticana

Codex Borgia

Il Codex Borgia è un manoscritto pittografico precolombiano dell'area nahua, un almanacco divinatorio che illustra il calendario rituale, gli dèi e i loro influssi sui giorni e sui destini umani.

Il Codex Borgia è uno dei pochi manoscritti pittografici precolombiani dell’area nahua sopravvissuti alla distruzione sistematica delle biblioteche indigene seguita alla conquista spagnola. Prende il nome dal cardinale Stefano Borgia, che lo possedette nel XVIII secolo, ed è oggi conservato presso la Biblioteca Apostolica Vaticana. Composto su lunghe strisce di pelle animale piegate a fisarmonica, il codice è interamente pittografico: non contiene testo alfabetico, ma sequenze di immagini dipinte a colori vivaci.

Un almanacco per leggere il destino

Il contenuto del Codex Borgia è essenzialmente divinatorio: le sue pagine illustrano il tonalpohualli, il calendario rituale di 260 giorni condiviso da diverse culture mesoamericane, e associano ciascun giorno o periodo a specifiche divinità, presagi e influssi favorevoli o sfavorevoli. I sacerdoti specializzati, i tonalpouhque, consultavano manoscritti di questo tipo per determinare il destino dei neonati, scegliere le date propizie per matrimoni, guerre o cerimonie, e interpretare i segni celesti.

Tra le sezioni più studiate vi sono le rappresentazioni dei cicli di Venere, delle direzioni cosmiche associate a divinità e colori diversi, e delle scene rituali che coinvolgono divinità come Tezcatlipoca, spesso raffigurato in scene di trasformazione e presagio.

Un ponte verso il pensiero religioso azteco

Insieme ad altri codici del cosiddetto “Gruppo Borgia”, questo manoscritto costituisce una delle fonti più preziose per comprendere la religiosità e la cosmologia nahua prima della colonizzazione, offrendo una prospettiva interna, non filtrata dagli scribi spagnoli, sul modo in cui gli aztechi e i popoli vicini concepivano il tempo, il destino e il rapporto tra uomini e dèi.

Un manuale rituale organizzato sul calendario sacro

Gran parte del Codex Borgia è strutturato attorno al Tonalpohualli, il calendario rituale di 260 giorni condiviso da diverse culture mesoamericane, con sezioni dedicate agli auspici associati a ciascun giorno, alle divinità patrone dei diversi periodi e alle cerimonie da compiere per propiziarne il favore. Questa struttura rende il codice non un semplice documento religioso, ma un vero e proprio manuale operativo per sacerdoti e indovini, pensato per guidare decisioni pratiche come la scelta di date propizie per matrimoni, guerre o semine.

Un manoscritto sopravvissuto per vie fortuite

Il codice prende il nome dal cardinale Stefano Borgia, che lo acquisì nel diciottesimo secolo salvandolo probabilmente da una distruzione altrimenti quasi certa, dato che la maggior parte dei manoscritti pittografici precolombiani venne deliberatamente bruciata dalle autorità religiose coloniali spagnole in quanto considerata idolatra. Oggi conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana, resta uno dei pochissimi codici rituali mesoamericani pervenuti in condizioni pressoché integre fino ai giorni nostri.

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