Zhu Bajie (豬八戒, “Il maiale degli otto precetti”), noto anche come Zhu Wuneng, è uno dei tre discepoli che accompagnano il monaco Xuanzang nel suo pellegrinaggio verso ovest, insieme a Sun Wukong e a Sha Wujing, nel grande romanzo Viaggio in Occidente. In origine era il Maresciallo dei Canali Celesti, alto ufficiale dell’esercito di giada al servizio dell’Imperatore Yu Huang, incaricato di sovrintendere alle acque del cielo.
Punito per essersi ubriacato a un banchetto celeste e aver molestato la dea della luna Chang’e, viene esiliato sulla terra e, per un errore nel processo di reincarnazione, nasce in forma di uomo-maiale, con il muso, le orecchie e la mole di un cinghiale ma la capacità di parlare e ragionare come un essere umano. Questa doppia natura, animale e civile insieme, diventa il tratto distintivo del personaggio per tutto il romanzo.
Convertito al buddhismo dalla bodhisattva Guanyin, che gli affida il compito di scortare il pellegrino Xuanzang come atto di espiazione, Zhu Bajie si unisce al gruppo dopo essere stato sconfitto in combattimento da Sun Wukong. Da quel momento i due discepoli intratterranno un rapporto fatto di rivalità comica, scherzi reciproci e, nonostante tutto, una solidarietà di fondo che li porta a collaborare in ogni battaglia contro i demoni che ostacolano il pellegrinaggio.
Nel romanzo, Zhu Bajie incarna gli appetiti più terreni, la fame, la pigrizia, il desiderio sessuale, la vanità, in netto contrasto con l’ideale ascetico che il pellegrinaggio dovrebbe rappresentare. Le sue continue proposte di abbandonare la missione, tornare a casa o cedere alle tentazioni offrono al romanzo un registro comico costante, ma servono anche a mettere in risalto, per contrasto, la disciplina di Xuanzang e la crescita morale dello stesso Sun Wukong.
Nonostante i suoi difetti, Zhu Bajie possiede una notevole forza fisica e combatte con un rastrello a nove denti di ferro, arma che porta con sé dai tempi in cui era ufficiale celeste. Al termine del romanzo, la sua ricompensa per aver comunque completato il pellegrinaggio è significativamente inferiore a quella degli altri discepoli: viene nominato “Ripulitore degli Altari”, incaricato di consumare le offerte sacrificali avanzate nei templi, un destino ironico ma coerente con la sua natura golosa.
Zhu Bajie resta uno dei personaggi più amati della cultura popolare cinese proprio per la sua umanità imperfetta: a differenza dell’eroismo quasi sovrumano di Sun Wukong, la sua goffaggine e i suoi cedimenti lo rendono il personaggio del romanzo più facilmente riconoscibile nelle debolezze quotidiane di chiunque.
Numerosi adattamenti teatrali, cinematografici e televisivi hanno continuato nei secoli a rielaborare la figura di Zhu Bajie, spesso accentuandone il lato comico rispetto a quello originario del romanzo, al punto che oggi il suo nome è diventato, nel linguaggio popolare cinese, quasi sinonimo di golosità bonaria e pigrizia innocua più che di un vero e proprio difetto morale.
