Periodo storico
Ciclo fenIANO, tramandato oralmente e trascritto nel medioevo (Acallam na Senórach, XII secolo)
Fonti
Acallam na Senórach (Colloquy of the Ancients, XII secolo); Micheál Coimín, Laoi Oisín i dTír na nÓg (XVIII secolo)

Oisín

Oisín (irlandese antico)
Guerriero e poeta dei Fianna, figlio di Fionn mac Cumhaill, celebre per il viaggio a Tír na nÓg e il ritorno in Irlanda dopo trecento anni.

Oisín è, nel ciclo feniano della mitologia irlandese, il figlio del leggendario guerriero Fionn mac Cumhaill e della donna-cerva Sadhbh, trasformata in animale da un druido oscuro: nato mentre la madre si trovava ancora sotto l’incantesimo, Oisín porta impresso sulla fronte un piccolo ciuffo di pelo di cervo, segno permanente della sua doppia natura tra mondo umano e mondo animale-magico.

Guerriero valoroso tra i Fianna, la banda di eroi guidata dal padre, Oisín è soprattutto celebrato come poeta e narratore: nella tradizione medievale è a lui che viene attribuita la voce narrante dell’Acallam na Senórach (il Colloquio degli Anziani), il grande testo che raccoglie le gesta dei Fianna sotto forma di dialogo tra Oisín, sopravvissuto ai suoi compagni, e san Patrizio, evangelizzatore dell’Irlanda.

L’episodio più celebre legato a Oisín è il suo viaggio verso Tír na nÓg, la Terra dell’Eterna Giovinezza, dove viene condotto dalla fata Niamh Chinn Óir (Niamh dalla Chioma d’Oro), che lo sceglie come sposo e lo porta al di là del mare su un cavallo bianco capace di camminare sulle onde: nell’Altro Mondo Oisín vive quello che gli sembrano tre anni felici, senza invecchiare né ammalarsi, prima che la nostalgia per la sua terra e i suoi compagni lo spinga a chiedere di fare ritorno.

Niamh acconsente a lasciarlo tornare, ma lo avverte di non toccare mai il suolo d’Irlanda durante il viaggio, pena la fine dell’incantesimo: una volta in Irlanda, Oisín scopre che sono trascorsi in realtà trecento anni, che i Fianna sono scomparsi da secoli e che il paese è ormai cristiano; quando, chinandosi per aiutare alcuni uomini a spostare una pietra, cade accidentalmente da cavallo e tocca terra, invecchia all’istante di trecento anni, trasformandosi in un vecchio cieco e fragile. Sopravvissuto fino ai tempi di san Patrizio, Oisín diventa così il testimone vivente di un’epoca eroica ormai perduta, incarnando il tema, ricorrente in molte mitologie, del viaggiatore nell’Altro Mondo che al ritorno scopre di aver perso, insieme alla giovinezza, il proprio tempo e il proprio mondo.

La figura di Oisín conosce una straordinaria fortuna postuma nel XVIII secolo, quando il poeta scozzese James Macpherson pubblica i celebri “Canti di Ossian”, presentati come traduzioni di antichi poemi gaelici attribuiti al bardo: sebbene l’autenticità dell’opera sia oggetto di un’accesa disputa filologica ancora oggi, i Canti di Ossian ottengono un successo europeo straordinario, influenzando autori come Goethe e Napoleone e contribuendo a diffondere in tutta Europa l’immagine romantica dell’antico bardo celtico malinconico, cantore di un mondo eroico ormai tramontato: un’eco moderna, per quanto letterariamente reinventata, dello stesso Oisín testimone solitario di un’epoca perduta che la tradizione medievale irlandese aveva già consegnato al mito.

Dettagli
Origine
Imprese principali
Armi e oggetti magici
Destino finale
Archetipo
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