Periodo storico
Tramandato nella Völundarkviða, Edda poetica (manoscritto Codex Regius, XIII secolo)
Fonti
Edda poetica, Völundarkviða; Snorri Sturluson (tradizioni correlate); Þiðreks saga af Bern (versione tedesca medievale)

Völund

Völundr (norreno antico)
Fabbro divino degli elfi, mutilato e imprigionato dal re Níðuðr, che si vendica uccidendo i figli del re e fugge in volo grazie ad ali forgiate da lui stesso.

Völund, conosciuto nelle tradizioni germaniche anche come Wayland o Wieland lo Smith, è il fabbro divino per eccellenza della mitologia norrena: signore degli elfi (o principe dei Finni, secondo alcune fonti), possiede un’abilità nella lavorazione dei metalli così straordinaria da rasentare il soprannaturale, capace di forgiare anelli d’oro, spade leggendarie e persino ali meccaniche.

La sua storia, narrata nella Völundarkviða dell’Edda poetica, comincia con la vita felice di Völund e dei suoi due fratelli insieme a tre valchirie, finché queste ultime non li abbandonano per tornare ai loro doveri di guerra: mentre i fratelli partono alla loro ricerca, Völund rimane solo, forgiando in silenzio settecento anelli d’oro in attesa del ritorno della sua sposa.

È in questo momento che il re Níðuðr, attratto dalla fama della sua abilità, lo cattura nel sonno, gli fa recidere i tendini del ginocchio per impedirgli la fuga e lo costringe a lavorare come fabbro prigioniero su un’isola isolata, sottraendogli anche l’anello simbolo della moglie perduta. Völund attende con pazienza glaciale il momento della vendetta: quando i due giovani figli del re vengono a fargli visita di nascosto, li uccide, trasforma i loro teschi in coppe ingioiellate, i loro occhi in gemme e i loro denti in una collana, che dona come doni preziosi al re e alla regina ignari; violenta inoltre la figlia del re, Böðvildr, venuta a fargli riparare un anello.

Compiuta la vendetta, Völund forgia per sé un paio di ali e, sollevandosi in volo sopra le mura della prigione-officina, si libra beffardo davanti al re mutilato e impotente, rivelandogli l’intera portata della vendetta prima di volare via per sempre libero: il mito di Völund, con la sua fusione di genio artigianale, sofferenza e vendetta spietata, è uno dei racconti più cupi e potenti della tradizione norrena, e la sua figura di fabbro mutilato ma vittorioso trova eco nel motivo, diffuso in molte mitologie indoeuropee, del creatore divino segnato nel corpo dalla propria stessa arte, non diversamente dal legame che unisce l’artigianato divino alla ferita in altre tradizioni; la spada che Völund forgia nella leggenda, secondo alcune tradizioni successive, sarebbe la stessa impugnata da eroi come Sigurd nelle generazioni seguenti.

Il culto di Völund come figura archetipica del fabbro sovrumano sopravvive ben oltre l’ambito norreno in senso stretto: nelle Isole Britanniche la sua controparte anglosassone, Wayland lo Smith, viene associata a un tumulo neolitico nel Oxfordshire, la Wayland’s Smithy, dove secondo il folklore medievale un viaggiatore poteva lasciare il proprio cavallo sciolto insieme a una moneta e trovarlo, al ritorno, ferrato durante la notte da mani invisibili. Anche l’iconografia normanna medievale conserva la memoria della sua vicenda: la scena della sua vendetta e della fuga in volo compare scolpita sulla celebre arca di balena Franks Casket, un cofanetto anglosassone dell’VIII secolo, a testimonianza di quanto la sua storia fosse diffusa e riconoscibile in tutto il mondo germanico ben prima della trascrizione islandese dell’Edda poetica.

Dettagli
Origine
Imprese principali
Armi e oggetti magici
Destino finale
Archetipo
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