Periodo storico
Attestato nella Povest' vremennykh let (XII sec.) e nel pantheon di Vladimir I di Kiev (980-988 d.C.)
Tipologia
Domini
Riferimenti
Fonti
Povest' vremennykh let (Cronaca degli anni passati), XII secolo

Perun

Перун (Perun)
Divinità suprema slava del tuono, del fulmine e della guerra, capo del pantheon eretto a Kiev prima della cristianizzazione.

Perun è la divinità suprema del pantheon slavo pre-cristiano, signore del tuono, del fulmine e della guerra, venerato come custode dell’ordine cosmico e protettore dei guerrieri e dei sovrani. Il suo nome, condiviso con radici linguistiche comuni a diverse lingue slave e baltiche (affine al lituano Perkūnas), lo identifica come “colui che colpisce”, un’etimologia che rispecchia il suo attributo più caratteristico: la folgore scagliata dall’alto contro le forze del caos e dell’inganno. Le fonti medievali russe, in particolare la Povest’ vremennykh let (Cronaca degli anni passati, XII secolo), lo collocano al vertice del pantheon eretto dal principe Vladimir I di Kiev nel 980, accanto a divinità come Chors, Dažbog e Mokosh, prima della conversione al cristianesimo del 988.

Come Thor nella mitologia norrena, Perun impugna un’arma tonante — spesso descritta come un’ascia o una mazza di pietra o metallo — con cui abbatte il suo nemico primordiale, il serpente ctonio Veles, in un duello cosmico che si ripete ciclicamente e che i comparativisti leggono come variante locale del mito indoeuropeo del “combattimento del drago”. La sua posizione di sovrano degli dèi, analoga a quella di Zeus nel pantheon greco, si traduce in un legame stretto con il potere politico: i principi della Rus’ di Kiev lo scelsero come garante dei giuramenti di stato e patrono della classe guerriera (la družina), e distrussero pubblicamente i suoi idoli lignei sulle rive del Dnepr al momento della cristianizzazione, un gesto che testimonia quanto il suo culto fosse percepito come il cuore religioso del potere pagano.

Il culto di Perun si svolgeva su alture — i suoi santuari erano tipicamente collocati su colline o promontori, mai in valle — attorno a un idolo di legno con testa d’argento e baffi d’oro, secondo la descrizione della Cronaca; ai suoi piedi ardeva un fuoco perenne alimentato con legna di quercia, l’albero a lui sacro in tutta l’area indoeuropea settentrionale. Dopo la cristianizzazione, molti dei suoi attributi — il tuono, la protezione dei raccolti dalla siccità, il ruolo di giudice supremo — furono trasferiti al profeta biblico Elia (Ilja), che nel folklore slavo orientale continuò a cavalcare i cieli su un carro di fuoco scagliando fulmini: una sopravvivenza sincretica che ha permesso agli etnografi dell’Ottocento di ricostruire buona parte del culto originario attraverso il folklore contadino, sopravvissuto per secoli sotto una veste cristiana.

Il duello ciclico tra Perun e Veles non è un semplice scontro tra bene e male in senso cristiano, ma la rappresentazione di una tensione strutturale tra due ordini complementari: l’alto e il basso, il cielo e la terra, l’ordine guerriero e la ricchezza pastorale. Ogni volta che Veles ruba il bestiame, le acque o la moglie di Perun rifugiandosi sotto una quercia o dentro una pietra, Perun lo insegue con i suoi fulmini finché il nemico non viene sconfitto e le acque non tornano a scorrere liberamente sulla terra, un mito che gli studiosi accostano al più ampio ciclo indoeuropeo del combattimento tra il dio del cielo tonante e il serpente che trattiene le acque, condiviso — pur con esiti narrativi diversi — anche dal mito vedico di Indra contro Vritra.

Dettagli
Dimora
Animali sacri
Voci correlate
Torna in alto