Periodo storico
Attestato nei trattati russo-bizantini del X secolo e nella Povest' vremennykh let (XII sec.)
Tipologia
Domini
Riferimenti
Fonti
Trattato russo-bizantino del 971; Povest' vremennykh let

Veles

Велес (Veles)
Divinità slava ctonia del bestiame, della ricchezza e della magia, eterno rivale del dio del tuono Perun.

Veles (o Volos) è tra le divinità più complesse e diffuse del pantheon slavo, signore del bestiame, della ricchezza, della magia, della poesia e del mondo sotterraneo: un dio “di confine” che governa tutto ciò che sta sotto o ai margini dell’ordine imposto dall’alto da Perun. Le fonti bizantine e i trattati russo-bizantini del X secolo lo citano accanto a Perun come garante dei giuramenti dei mercanti, associato in particolare al bestiame e alla prosperità economica: mentre Perun tutela i guerrieri e i sovrani, Veles protegge i pastori, i commercianti e i poeti, un’opposizione funzionale che rispecchia la struttura sociale della Rus’ pagana.

Il mito centrale che coinvolge Veles è il duello cosmico contro Perun: Veles, spesso raffigurato sotto forma di serpente o drago, ruba il bestiame, le acque o la sposa del dio del tuono e si rifugia nel mondo sotterraneo, sotto le radici di un albero sacro o dentro una pietra; Perun lo insegue con i fulmini finché non lo sconfigge, liberando le acque trattenute e ristabilendo l’ordine cosmico. Questo ruolo di antagonista ctonio e ingannatore avvicina Veles a Loki nella mitologia norrena, entrambe figure ambigue che non sono propriamente “malvagie” ma incarnano il disordine necessario a mettere alla prova e infine rinnovare l’ordine cosmico stabilito dalla divinità sovrana.

Il culto di Veles, a differenza di quello di Perun legato alle alture, si svolgeva in luoghi bassi e umidi — paludi, rive di fiumi, radure boschive — coerentemente con la sua natura ctonia; gli idoli a lui dedicati non godevano della stessa collocazione elevata riservata a Perun, e la tradizione popolare russa conservò a lungo l’usanza di lasciare le ultime spighe di un campo non mietute come offerta “alla barba di Volos”, un rito agrario che sopravvisse ben oltre la cristianizzazione ufficiale del 988.

Dopo l’introduzione del cristianesimo, il culto di Veles confluì in larga parte nella figura di San Basilio (Vlasiy), venerato come protettore del bestiame nelle campagne russe, mentre alcuni suoi tratti di dio della ricchezza e dell’inganno sopravvissero nel folklore come figure demoniache minori; questa trasformazione sincretica, parallela a quella che vide Perun confluire in Sant’Elia, è oggi uno degli strumenti principali con cui gli etnografi hanno ricostruito la struttura originaria del pantheon slavo, quasi interamente scomparso dalle fonti dirette a causa della cristianizzazione precoce e della scarsità di testi pagani sopravvissuti.

Accanto al ruolo cosmologico, Veles era invocato come patrono dei poeti e dei cantori: il Cantare della schiera di Igor’, il celebre poema epico russo del XII secolo, definisce il leggendario bardo Boyan “nipote di Veles”, attribuendo al dio l’ispirazione poetica e la capacità profetica del canto — un tratto che lo accosta, per funzione più che per genealogia mitologica, a divinità patrone della parola ispirata presenti in altre tradizioni indoeuropee. Questa dimensione poetica, insieme a quella pastorale e commerciale, rende Veles una delle figure più sfaccettate del pantheon slavo, difficilmente riducibile a un semplice “dio del male” nonostante la sua successiva demonizzazione cristiana.

Dettagli
Dimora
Animali sacri
Voci correlate
Torna in alto