Periodo storico
Età regia - epoca imperiale
Tipologia
Divinità maggiore
Domini
Riferimenti
Fonti
Eneide di Virgilio; Virgilio, Eneide, I.124-156; Varrone, De lingua Latina, V

Nettuno

Neptunus (latino)
Nettuno è il dio romano delle acque, in origine legato alle sorgenti e ai fiumi, poi identificato con il greco Poseidone e associato al dominio del mare e alle tempeste.

Nettuno (Neptunus) è, nella religione romana, il dio del mare e delle acque, identificato in epoca storica con il greco Poseidone ma di origine più antica e circoscritta: prima della piena assimilazione ellenistica, Nettuno era venerato soprattutto come divinità delle acque dolci, delle sorgenti e, per estensione, dei cavalli, un aspetto che condivide con l’epiteto greco Poseidone Ippio.

Il suo culto era legato in particolare ai Neptunalia, festività celebrata nel pieno dell’estate romana, quando la popolazione costruiva capanne di rami e frasche lungo il Tevere per proteggersi dalla siccità e propiziarsi il dio delle acque in un periodo di massima scarsità idrica — un’origine agricola e stagionale ben diversa dal carattere più marittimo e tempestoso di Poseidone.

Con l’espansione navale di Roma nel Mediterraneo, tuttavia, Nettuno assume progressivamente anche i tratti del dio del mare per eccellenza, patrono dei naviganti e delle vittorie navali, spesso raffigurato con il tridente al fianco della compagna Salacia, dea delle acque marine profonde, in un pantheon in cui l’elemento marino si affianca senza mai sostituire del tutto la sua originaria natura di dio delle acque interne.

Il corteggiamento di Salacia e il delfino tra le stelle

Un mito distinto, di matrice più latina che ellenica, racconta come Nettuno conquistò Salacia. La ninfa delle acque salate, temendo l’unione con il dio, si rifugiò negli abissi per sottrarsi al corteggiamento. Fu un delfino, inviato da Nettuno a scandagliare i fondali, a rintracciarla e a persuaderla a tornare e ad accettare le nozze; per gratitudine il dio pose l’animale tra le stelle, nella costellazione del Delfino. L’episodio, tramandato da autori come Igino, offre un parallelo latino al racconto greco delle nozze di Poseidone con Anfitrite, sebbene qui l’accento cada sulla mediazione pacifica del delfino piuttosto che sull’inseguimento diretto della divinità.

Fonti, fiumi e la lenta conquista del mare aperto

La natura originaria di Nettuno come custode delle acque interne resta visibile nel confronto con le divinità fluviali di altre culture, raccolte nella voce Fiumi sacri a confronto, dove la sacralità della sorgente precede quasi ovunque quella del mare aperto. A Roma la transizione fu anche istituzionale: nel Campo Marzio sorgeva un tempio dedicato al dio, ricostruito in età augustea, mentre le competenze sui porti e sugli approdi rimasero affidate a una divinità distinta, Portuno, segno che i romani non fusero mai del tutto il dominio delle acque dolci, quello del mare aperto e quello degli scali portuali in un’unica figura, ma li distribuirono tra numi tutelari differenti.

Un ulteriore tratto lo distingue: l’epiteto Neptunus Equester lo collega ai cavalli e alle corse, e il suo tempio nel Circo Flaminio era legato ai ludi. Il legame è condiviso con Poseidone Hippios, ma a Roma acquista una funzione politica autonoma, perché Romolo avrebbe istituito i giochi in suo onore proprio come pretesto per il ratto delle Sabine. Nella propaganda augustea il dio compare sulle monete che celebrano la vittoria navale di Azio, e nell’Eneide è lui a placare la tempesta scatenata da Giunone contro la flotta di Enea, in una scena che Virgilio costruisce come paragone tra il mare e la folla sediziosa domata da un uomo autorevole.

Questa divinità è collegata anche a Giove.

Dettagli
Dimora
Il mare
Animali sacri
Cavallo
Voci correlate
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