Periodo storico
Età regia - epoca imperiale
Tipologia
Divinità maggiore
Domini
Riferimenti
Fonti
Eneide di Virgilio; Fasti di Ovidio; Virgilio, Eneide, I.1-33 e XII.791-842; Livio, Ab Urbe condita, V.47

Giunone

Iuno (latino)
Giunone è la regina degli dèi romani, sposa di Giove e protettrice del matrimonio e dello Stato; nell’Eneide è la principale antagonista divina di Enea.

Giunone (Iuno) è la regina degli dèi nella religione romana, sposa di Giove e protettrice suprema delle donne, del matrimonio e dello stato romano, identificata con la greca Era ma con un ruolo civico assai più marcato e autonomo.

Terzo membro, insieme a Giove e Minerva, della Triade Capitolina venerata nel grande tempio del Campidoglio, Giunone è invocata sotto molteplici epiteti che ne riflettono le diverse funzioni protettive: come Iuno Lucina presiede al parto e alla nascita, come Iuno Moneta (“colei che ammonisce”) protegge le finanze pubbliche — il suo tempio ospitava la zecca di Roma, da cui derivano le parole moneta e money — e come Iuno Regina è patrona dello stato nel suo complesso.

Nell’Eneide di Virgilio, Giunone assume il ruolo di antagonista divina dell’eroe Enea, ostacolandone per libri interi il viaggio verso l’Italia per una duplice ostilità: il rancore per il giudizio di Paride che aveva favorito Venere, e la sua protezione per la rivale Cartagine, città che sa essere destinata alla distruzione da parte dei futuri discendenti dei troiani. Solo alla fine del poema, placata da Giove, Giunone accetta il destino di Roma, ponendo come unica condizione che il nuovo popolo assuma nome, lingua e costumi latini anziché troiani.

Le oche del Campidoglio e il volto guerriero della dea

L’episodio che spiega l’origine dell’epiteto Moneta (dal verbo latino monere, “avvertire”) risale al 390 a.C.: durante l’assedio del Campidoglio da parte dei Galli Senoni, le oche sacre custodite nel tempio della dea avvertirono con il loro starnazzare l’arrivo notturno dei nemici, permettendo al console Marco Manlio di organizzare la difesa in tempo utile — un episodio da cui deriva anche l’inglese mint, accanto alle già ricordate moneta e money. Nell’Eneide, l’ostilità della dea verso Enea è dichiarata fin dal primo verso del poema, con la celebre domanda virgiliana sul perché una divinità celeste possa nutrire tanto rancore (tantaene animis caelestibus irae?), e si risolve solo nel libro XII, quando Giove le concede che i futuri Latini conservino nome e lingua in cambio della fine dell’ostilità. Accanto a Iuno Lucina, protettrice del parto, un’altra manifestazione della dea, Iuno Sospita, era venerata a Lanuvio con un’iconografia sorprendente: armata di lancia e scudo, avvolta in una pelle di capra, a testimonianza di come nel culto di Giunone la sfera guerriera convivesse con quella matronale.

Le Matronalia: la festa delle madri romane

Il primo marzo, giorno tradizionalmente associato alla fondazione del più antico tempio di Iuno Lucina sull’Esquilino, Roma celebrava le Matronalia: le donne sposate ricevevano doni dai mariti, scioglievano i capelli e le cinture degli abiti in un gesto simbolico legato alla fertilità e al parto senza complicazioni, e offrivano fiori e preghiere alla dea insieme alle proprie schiave, in una delle rare occasioni rituali in cui la gerarchia domestica veniva temporaneamente sospesa. La festa, che sopravvive in forma laicizzata nella moderna Festa della Donna dell’8 marzo secondo alcune ricostruzioni storiche più suggestive che documentate, testimonia comunque quanto profondamente il culto di Giunone fosse intrecciato alla vita quotidiana delle famiglie romane, ben oltre il suo ruolo di regina degli dèi e antagonista epica.

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