Periodo storico
Attestata nelle cronache spagnole del XVI-XVII secolo
Tipologia
Divinità maggiore
Domini
Riferimenti
Il suo culto era strettamente connesso a quello del marito Inti nella liturgia solare di stato
Fonti
Comentarios Reales de los Incas di Inca Garcilaso de la Vega; Relación de las fábulas y ritos de los Incas di Cristóbal de Molina (circa 1575)

Mama Quilla

Mama Quilla (quechua, "madre luna")
Mama Quilla è la dea della luna nella religione Inca, sposa e sorella di Inti, protettrice delle donne, del matrimonio e del calendario lunare. Le eclissi lunari erano interpretate come un attacco di un giaguaro celeste contro la dea, e venivano contrastate con rumori rituali per scacciarlo.

Mama Quilla, “madre luna”, è la dea lunare della religione Inca, sposa e sorella di Inti. Il suo culto regolava il calendario lunare, utilizzato accanto a quello solare per organizzare le festività religiose e agricole dell’impero. Sposa del dio solare, Mama Quilla incarna la coppia luna-sole ricorrente in molte cosmologie ed è messa a confronto con altre divinità lunari del mondo in Divinità lunari a confronto.

Come protettrice delle donne e del matrimonio, Mama Quilla presiedeva ai riti che accompagnavano le fasi principali della vita femminile, e le sacerdotesse a lei dedicate godevano di particolare prestigio all’interno della gerarchia religiosa del Coricancha, dove un tempio separato, rivestito d’argento anziché d’oro (colore associato alla luna in opposizione al sole), le era specificamente consacrato.

Un mito particolarmente diffuso spiegava le eclissi lunari come l’attacco di un giaguaro celeste contro la dea: durante questi eventi, la popolazione produceva rumori intensi, percuotendo strumenti e gridando, nel tentativo rituale di spaventare la belva e salvare Mama Quilla dall’essere divorata, un timore che si riteneva potesse altrimenti provocare l’oscurità totale del cielo notturno.

Le fonti coloniali, in particolare Garcilaso de la Vega, sottolineano come il culto di Mama Quilla fosse strettamente intrecciato con quello del marito solare, riflettendo nella coppia divina la struttura duale (sole/luna, giorno/notte) tipica di molte cosmologie andine.

Il calendario lunare regolato da Mama Quilla era scandito in dodici mesi (quilla), ciascuno con un proprio nome e una propria funzione agricola o rituale, e veniva utilizzato in combinazione con l’anno solare per fissare le date delle grandi festività, come l’Inti Raymi in onore del marito. Nei templi a lei consacrati officiavano le acllacuna, le “vergini del sole” scelte fin da bambine per servire il culto solare e lunare, tessere tessuti rituali di pregio e preparare la chicha destinata alle cerimonie di stato. Il cronista Cristóbal de Molina, nella sua Relación de las fábulas y ritos de los Incas (1575 circa), la descrive inoltre come madre delle stelle, ciascuna delle quali avrebbe presieduto a un aspetto specifico della vita terrena, dagli animali ai raccolti. Il motivo del giaguaro celeste che minaccia di divorare la luna durante le eclissi trova un parallelo strutturale, seppur con protagonisti diversi, in altre mitologie che associano gli eclissi lunari a un predatore cosmico, come il lupo Sköll della tradizione norrena, incaricato di inseguire e infine divorare il sole al Ragnarök.

Urcuchillay e le stelle-animali: la progenie celeste di Mama Quilla

Il ruolo di Mama Quilla come madre delle stelle si intreccia con una delle idee più originali dell’astronomia religiosa andina: l’esistenza di costellazioni oscure, disegnate non dalle stelle ma dalle nubi di polvere che attraversano la Via Lattea, ciascuna associata a un animale protettore del bestiame e dei raccolti. La più importante di queste figure è Urcuchillay, il lama celeste multicolore che vegliava sui greggi di camelidi, venerato accanto alla dea lunare come garante della fertilità del bestiame. Questo sistema di costellazioni “in negativo” testimonia come il cielo notturno andino fosse letto attraverso la mediazione lunare: è la luce di Mama Quilla, filtrata dalle nubi oscure della Via Lattea, a rendere visibili le sagome animali che i sacerdoti interpretavano durante le cerimonie notturne.

Il predatore cosmico e l’eclissi: un motivo mitico condiviso

Il timore che un giaguaro celeste potesse divorare la luna durante le eclissi spingeva la popolazione a manifestazioni rumorose collettive: si battevano tamburi, si percuotevano oggetti metallici e si facevano correre i cani, nella convinzione che l’abbaiare degli animali, sensibili al pericolo prima degli uomini, potesse aiutare a scacciare il predatore. Pratiche di rumore rituale contro un’eclissi lunare o solare ricorrono, con variazioni locali, in numerose culture del mondo, a conferma di come l’angoscia per la possibile scomparsa degli astri regolatori del tempo abbia generato risposte cerimoniali sorprendentemente simili anche a grandi distanze geografiche e senza alcun contatto storico diretto.

Dettagli
Dimora
Il cielo notturno; un tempio a lei dedicato sorgeva accanto al Coricancha a Cusco
Animali sacri
Voci correlate
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