Periodo storico
Attestato dal periodo Heian (794-1185), forme precedenti più antiche
Fonti
S. Ono, Shinto: The Kami Way (1962); J. Breen & M. Teeuwen, A New History of Shinto (2010); S. Ono, Shinto: The Kami Way (1962), sulle varianti architettoniche del torii

Il Torii

鳥居 (torii, giapponese)
Portale a due colonne che segna l'ingresso ai santuari shintoisti, confine simbolico tra lo spazio profano e quello sacro abitato dai kami.

Il torii è il tradizionale portale a due colonne verticali sormontate da una o due travi orizzontali che segna l’ingresso a un santuario shintoista, marcando fisicamente e simbolicamente il confine tra lo spazio profano del mondo quotidiano e quello sacro abitato dai kami, gli spiriti e le divinità venerate nella religione shintoista, discendenti o collegati alla dea Amaterasu.

L’etimologia del termine è discussa: alcuni la fanno derivare da ‘tori-iru’ (il luogo dove gli uccelli entrano e si posano, in riferimento al mito in cui i galli vengono fatti cantare per attirare fuori Amaterasu dalla caverna celeste), altri la collegano a un possibile prestito da porte votive di origine cinese o coreana giunte in Giappone insieme al buddhismo; nessuna delle ipotesi ha raccolto consenso definitivo tra gli studiosi.

Attraversare un torii, specialmente prima di una preghiera o di un rituale di purificazione (temizu), è un gesto che segnala il passaggio simbolico in uno stato mentale e spirituale diverso: i torii vermigli del santuario Fushimi Inari a Kyoto, che si susseguono per migliaia lungo un intero sentiero di montagna, sono tra le immagini più riconosciute al mondo dell’intera cultura religiosa giapponese.

Le dimensioni e i materiali dei torii variano enormemente secondo l’importanza del santuario: alcuni sono minuscoli portali votivi in pietra donati da singoli devoti, altri raggiungono decine di metri d’altezza in cemento armato come il grande torii di Yasukuni a Tokyo, ma la funzione resta identica in ogni caso, segnalare a chi si avvicina che da quel punto in avanti si entra in uno spazio consacrato ai kami.

Il torii galleggiante di Miyajima

Tra i torii più celebri al mondo figura quello del santuario di Itsukushima, sull’isola di Miyajima nella baia di Hiroshima, costruito su palafitte in modo da apparire completamente immerso nel mare durante l’alta marea e circondato da distese di sabbia durante la bassa marea: questo effetto scenografico, considerato tra i più fotografati del Giappone e inserito tra i Tre Grandi Panorami del paese, ha reso il torii vermiglio galleggiante un’icona internazionale dell’estetica religiosa giapponese, capace di comunicare visivamente il concetto di soglia tra mondi anche a chi non conosce il significato religioso della struttura.

Materiali, colori e varianti stilistiche

Sebbene il colore vermiglio, ottenuto tradizionalmente da un pigmento a base di mercurio ritenuto capace di respingere il male e prevenire il deperimento del legno, sia il più diffuso e riconoscibile, esistono numerose varianti stilistiche di torii classificate dagli studiosi shintoisti in base alla forma delle travi, alla presenza o assenza di elementi decorativi aggiuntivi e al grado di curvatura della trave superiore: distinzioni che riflettono tradizioni regionali specifiche e l’appartenenza del santuario a differenti scuole o correnti dello shintoismo storico giapponese.

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