Il toki, l’ascia rituale realizzata in pietra levigata, giada o osso, era molto più di un semplice strumento da taglio nella cultura polinesiana e in particolare in quella maori: era un oggetto carico di mana, la forza spirituale che permeava persone e oggetti sacri, e un simbolo tangibile di autorità e prestigio sociale.
Esistevano diverse categorie di toki, dalle asce da lavoro utilizzate per abbattere alberi e scolpire il legno fino ai toki poutangata, asce cerimoniali dal manico riccamente intagliato, riservate ai capi e tramandate di generazione in generazione come simbolo del loro rango. Possedere e brandire un toki poutangata durante le cerimonie significava manifestare pubblicamente la propria autorità e la propria discendenza da antenati illustri.
Il legame tra il toki e la maestria artigiana era altrettanto profondo: erano proprio asce di questo tipo, secondo la tradizione, lo strumento con cui eroi e navigatori come Kupe costruivano le grandi canoe da viaggio, waka capaci di affrontare l’oceano aperto, rendendo il toki un ponte simbolico tra il potere politico, quello spirituale e quello tecnico che permise la straordinaria espansione umana attraverso il Pacifico.
I toki più pregiati, scolpiti in pounamu, la giada verde neozelandese considerata essa stessa dotata di mana proprio, venivano tramandati come taonga, tesori di famiglia trasmessi di generazione in generazione e talvolta scambiati in occasioni cerimoniali per suggellare alleanze tra tribù, o iwi.
Oggi alcuni toki storici, alcuni dei quali associati a capi leggendari, sono conservati nei musei neozelandesi e continuano a essere oggetto di rivendicazioni di restituzione da parte delle comunità maori, che li considerano non semplici manufatti ma custodi viventi della memoria e dell’identità degli antenati.
Uno strumento e un’insegna al tempo stesso
Il toki tradizionale, ricavato da pietra levigata come la giada o l’ossidiana vulcanica e successivamente anche da metallo dopo il contatto europeo, non serviva soltanto per abbattere alberi e costruire le grandi canoe da viaggio oceanico: nelle mani di un capo, un toki finemente intagliato diventava insegna di comando, tramandata di generazione in generazione come simbolo tangibile dell’autorità genealogica, al punto che alcuni esemplari cerimoniali non venivano mai utilizzati per il lavoro pratico, riservati esclusivamente a occasioni rituali e politiche.
Il legame con la costruzione delle grandi canoe
La tradizione che lega il toki alla costruzione navale trova eco diretta nelle leggende di eroi navigatori come Rātā, la cui epica costruzione di una canoa, spesso ostacolata da spiriti della foresta adirati per gli alberi abbattuti senza i dovuti riti propiziatori, ricorda quanto l’atto di tagliare il legno con il toki fosse percepito come un intervento che richiedeva rispetto e permesso dalle forze soprannaturali custodi della foresta.
