Il fascio littorio è un fascio di verghe di legno legate attorno a una scure, portato dai littori, funzionari che scortavano i magistrati romani dotati di imperium (consoli, pretori, dittatori) come simbolo visibile del loro potere coercitivo: le verghe rappresentano il diritto di punire corporalmente i cittadini, mentre la scure, presente solo fuori dal recinto sacro della città (il pomerium), simbolizza il potere di infliggere la pena capitale.
Secondo la tradizione romana, il fascio deriverebbe dagli etruschi, e in particolare dalla città di Vetulonia, da cui i romani lo avrebbero adottato insieme ad altre insegne del potere magistratuale; il numero dei littori e quindi dei fasci che precedevano un magistrato in pubblico era proporzionale al suo rango, con dodici fasci riservati ai consoli e fino a ventiquattro per un dittatore.
Il simbolo, caduto in disuso con la fine dell’Impero Romano d’Occidente, viene ripreso in età moderna in numerosi contesti politici occidentali come emblema di autorità repubblicana e unità (compare tra l’altro nell’aula della Camera dei Rappresentanti statunitense e su monete francesi), ma è soprattutto associato, nel Novecento, al movimento politico italiano che ne trasse il proprio nome, il fascismo, riadottandolo come simbolo ufficiale di Stato tra il 1922 e il 1943.
Il fascio littorio compare oggi anche nell’emblema della Repubblica Italiana in forma indiretta e in numerose insegne militari e giudiziarie internazionali, segno di quanto un’insegna magistratuale romana sia sopravvissuta come codice visivo dell’autorità statale ben oltre la caduta dell’impero che l’aveva reso celebre, mantenendo intatto nei secoli il nesso simbolico tra unione (le verghe legate insieme) e forza coercitiva legittima (la scure).
Questo simbolo è collegato anche a Romolo e Palatino.
Il fascio come segno della sanzione divina dell’imperium
Il potere coercitivo rappresentato dal fascio littorio non era considerato dai romani un’autorità puramente umana o burocratica, ma una prerogativa che richiedeva una legittimazione religiosa preventiva: prima di assumere le proprie funzioni, ogni magistrato dotato di imperium doveva ricevere gli auspicia, i segni favorevoli inviati da Giove, garante ultimo dell’ordine politico e cosmico romano. Senza questa sanzione celeste, il fascio portato dai littori sarebbe stato un semplice oggetto cerimoniale, privo della carica di autorità che invece gli derivava dal riconoscimento divino del potere esercitato dal magistrato che lo precedeva.
La tradizione che lega le insegne del comando, incluso il fascio, alla dinastia regia che avrebbe preceduto la fondazione di Roma risale fino ad Alba Longa, la città latina governata dai discendenti di Enea da cui, secondo il racconto tradizionale, proverrebbero gli stessi Romolo e Remo: attraverso questa genealogia simbolica, il fascio littorio non appariva ai romani come un’invenzione recente, ma come un’eredità di potere trasmessa ininterrottamente dalle origini troiane fino alla Roma storica.
