Il mito di Savitri e Satyavan, tramandato all’interno del grande poema epico del Mahabharata, racconta la storia di una principessa capace, attraverso la sola forza della propria devozione e intelligenza, di sconfiggere in duello verbale Yama, il dio della morte, e di riportare in vita il marito già condannato a morire.
Savitri, figlia unica di un re privo di eredi maschi ottenuta grazie a lunghe penitenze rivolte alla dea del sole, scelse come proprio sposo il principe Satyavan, un giovane esiliato e ridotto in povertà insieme al padre cieco e spodestato, nonostante un saggio veggente avesse predetto che Satyavan sarebbe morto esattamente un anno dopo il matrimonio: informata della profezia, Savitri non si tirò indietro e sposò comunque l’uomo che amava, decisa a vivere pienamente il tempo che le fosse stato concesso insieme a lui.
Nel giorno predetto per la morte del marito, Savitri lo seguì nella foresta dove Satyavan si accinse a raccogliere legna, e quando questi crollò a terra colpito da un male improvviso, vide con i propri occhi Yama in persona giungere per reclamarne l’anima; invece di disperarsi o arrendersi, Savitri seguì il dio della morte passo dopo passo lungo il cammino verso il regno dei trapassati, intrattenendolo con discorsi tanto acuti e sapienti sulla virtù, sul dovere e sulla giustizia da indurlo, ammirato, a concederle in premio una serie di grazie, purché non riguardassero direttamente la vita del marito.
Savitri, con grande astuzia, chiese allora a Yama la grazia di poter avere cento figli da Satyavan: vincolato dalla propria stessa promessa e incapace di negarla senza contraddirsi, il dio della morte fu costretto a restituire la vita al marito di Savitri perché quella grazia potesse compiersi, permettendo così alla coppia di tornare insieme nel proprio regno, dove il padre di Satyavan riacquistò la vista e il trono perduto. Il racconto di Savitri e Satyavan è tradizionalmente celebrato nella cultura indiana come uno dei più alti esempi letterari di devozione coniugale, e ancora oggi il digiuno rituale del Vat Savitri viene osservato da molte donne indiane in suo onore, in analogia con la fedeltà mostrata anche da altre grandi eroine come Sita accanto a Rama.
Il mito di Savitri e Satyavan occupa un posto particolare nella tradizione narrativa indiana perché capovolge lo schema più comune degli eroi che sfidano la morte con la forza o le armi, sostituendolo con un modello di eroismo fondato interamente sulla parola, sulla pazienza e sull’argomentazione morale: Savitri non combatte Yama né lo inganna con la violenza, ma lo persuade attraverso un dialogo serrato in cui dimostra una conoscenza del dharma superiore a quella che lo stesso dio si aspetterebbe da una mortale, ribaltando così la gerarchia tradizionale tra divinità e essere umano proprio nel momento di massima vulnerabilità di quest’ultimo.
