Periodo storico
Ambientato nel Lazio primitivo, prima della fondazione di Roma secondo la tradizione
Fonti
Virgilio, Eneide, VIII, 184-279; Livio, Ab Urbe Condita, I, 7

Ercole e Caco

Hercules et Cacus
Il mito secondo cui Ercole uccise il gigante predatore Caco presso il Tevere, dando origine al culto perpetuo dell'Ara Massima celebrato dagli abitanti del futuro sito di Roma.

Il mito di Ercole e Caco racconta un episodio ambientato nel Lazio primitivo, molti secoli prima della fondazione di Roma, quando l’eroe greco Eracle, latinizzato dai Romani in Ercole, sarebbe passato per la regione al ritorno da una delle sue celebri fatiche, portando con sé la mandria di buoi sottratta al mostro Gerione nell’estremo occidente del mondo conosciuto.

Secondo la tradizione romana, mentre Ercole riposava con la sua mandria presso il fiume Tevere, nei pressi del colle che sarebbe poi diventato l’Aventino, un gigante mostruoso di nome Caco, figlio di Vulcano e capace di sputare fuoco dalla bocca, gli rubò di nascosto alcuni capi di bestiame, trascinandoli per la coda fino alla propria caverna così da confondere le tracce e far credere che gli animali fossero usciti dall’antro anziché esservi entrati.

L’inganno di Caco fu però smascherato quando i buoi ancora nella mandria di Ercole muggirono in risposta al muggito di quelli nascosti nella caverna, tradendo così la loro posizione: furioso, Ercole scardinò l’ingresso della grotta e affrontò il gigante in un violento corpo a corpo, riuscendo infine a soffocarlo con la sola forza delle proprie braccia, liberando così la popolazione locale, guidata dal re Evandro, da anni di terrore causato dalle razzie del mostro.

In segno di gratitudine per la liberazione dal gigante, Evandro e gli abitanti del luogo istituirono in onore di Eracle un culto perpetuo presso l’Ara Massima, un altare che secondo la tradizione romana sarebbe rimasto in uso ininterrottamente fino all’epoca storica; l’episodio, narrato anche da Virgilio nell’Eneide come racconto che lo stesso Evandro rievoca a Enea durante la sua visita al futuro sito di Roma, serviva alla tradizione romana a spiegare l’origine di uno dei più antichi culti della città e a collegare le proprie radici religiose alle imprese dell’eroe panellenico per eccellenza.

Il mito di Ercole e Caco, per quanto ambientato in un’epoca precedente alla fondazione della città, viene tradizionalmente letto come un racconto di fondazione morale prima ancora che politica: la vittoria della forza ordinatrice dell’eroe civilizzatore sul disordine mostruoso e predatorio di Caco anticipa, nell’immaginario romano, lo stesso schema narrativo che ritroverà applicazione nella fondazione vera e propria della città da parte di Romolo, opponendo ancora una volta la legge e l’ospitalità al caos della violenza incontrollata.

Alcuni studiosi moderni hanno inoltre osservato come il mito di Ercole e Caco presenti evidenti affinità strutturali con racconti indoeuropei più antichi incentrati sul dio del tuono che sconfigge un mostro ctonio custode del bestiame, un motivo mitico ampiamente diffuso in altre tradizioni religiose del mondo antico: in questa lettura comparativa, la vicenda laziale sarebbe una delle molte varianti locali di un archetipo narrativo condiviso, qui rielaborato dalla cultura romana per adattarlo alla propria specifica geografia sacra lungo le rive del Tevere.

Dettagli
Sintesi della trama
Varianti del mito
Morale e insegnamento
Tipo di mito
Voci correlate
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