Quando gli uomini si trovano privi di fuoco per cucinare, Maui si offre di procurarlo scendendo nel mondo sotterraneo per chiederlo alla nonna Mahuika, custode ancestrale delle fiamme, che porta il fuoco incastonato nelle proprie unghie. Mahuika, riconoscendo nel nipote un discendente della propria stirpe, gli dona senza esitazione una delle unghie ardenti, ma Maui, non contento, la spegne apposta in un torrente per poter tornare a chiederne un’altra, e poi un’altra ancora.
Dopo che Maui ha così ottenuto ed estinto quasi tutte le sue unghie fiammeggianti, Mahuika, ormai furiosa per l’inganno ripetuto, scaglia l’ultima unghia rimasta a terra, appiccando un incendio che si propaga rapidamente e minaccia di consumare l’intero mondo, incluso lo stesso Maui in fuga. Il semidio, trasformandosi in falco, invoca la pioggia degli dèi del cielo per spegnere le fiamme prima che lo raggiungano, salvandosi per un soffio dalla propria stessa astuzia eccessiva.
Prima che l’incendio venga domato, Mahuika riesce comunque a preservare scintille del fuoco lanciandole dentro alcuni alberi, tra cui il kaikōmako: da allora, secondo la tradizione māori, gli uomini possono ancora procurarsi il fuoco frizionando tra loro rametti di quegli stessi alberi, un’eziologia pratica che lega direttamente il mito all’uso quotidiano del fuoco per attrito.
Il racconto rientra in un ciclo più ampio delle imprese di Maui – insieme alla pesca delle isole e al tentativo (fallito) di ottenere l’immortalità per l’umanità sconfiggendo la dea della morte Hine-nui-te-pō – che condivide sempre lo stesso schema narrativo: un’audacia straordinaria capace di procurare doni fondamentali all’umanità, ma frenata da un limite invalicabile imposto dalla stessa arroganza dell’eroe, a differenza delle imprese più pienamente vittoriose di altri eroi civilizzatori.
Il fuoco rifugiato negli alberi e la discesa a Rarohenga
Il mondo sotterraneo che Maui attraversa per raggiungere Mahuika viene identificato da alcune tradizioni māori con Rarohenga, il regno degli antenati situato sotto la superficie terrestre: collocare la custode ancestrale del fuoco in questo dominio sotterraneo rafforza l’idea che le risorse fondamentali per la sopravvivenza umana, come il fuoco stesso, provengano in ultima istanza da un patrimonio ancestrale custodito al di fuori del mondo ordinario, accessibile solo a chi, come Maui, può vantare una discendenza diretta dagli antenati che lo abitano.
Secondo la tradizione, prima che l’incendio scatenato da Mahuika venga infine domato dalla pioggia, alcune scintille sopravvissute si rifugiano nella corteccia di determinati alberi posti sotto la protezione di Tane, signore delle foreste: è per questo motivo, spiega il mito, che gli uomini possono ancora oggi produrre il fuoco sfregando tra loro pezzi di legno ricavati da quelle stesse specie arboree, un’eredità concreta e quotidiana del rischio corso da Maui per procurare alla propria gente un bene così prezioso.
