Periodo storico
Grecia arcaica e classica (tradizione orale a partire dall'VIII sec. a.C.)
Fonti
Apollodoro, Biblioteca II.5; Diodoro Siculo, Biblioteca storica IV.11-26

I Buoi di Gerione

Buoi di Gerione
Decima fatica di Eracle: la cattura della mandria del gigante Gerione all'estremo occidente, con la coppa dorata del Sole.

La decima fatica spinse Eracle fino ai confini occidentali del mondo conosciuto dai Greci, sull’isola di Erizia, oltre lo stretto che separa l’Europa dall’Africa, per sottrarre la mandria di buoi color porpora appartenente al gigante Gerione, un essere mostruoso dotato di tre corpi uniti alla vita, discendente anch’egli, come molti degli avversari già incontrati nel ciclo, dalla stirpe di Tifone ed Echidna attraverso il progenitore Crisaore.

La mandria di Gerione non era custodita solo dal gigante stesso, ma anche da un pastore di nome Euritione e da Ortro, un cane a due teste fratello del Cerbero che Eracle avrebbe dovuto affrontare nell’ultima fatica, entrambi discendenti della stessa famiglia mostruosa. Per raggiungere l’isola remota, l’eroe dovette attraversare l’intero continente africano e quello europeo, e secondo la tradizione fu proprio durante questo viaggio che eresse le Colonne d’Ercole, i due promontori che ancora oggi segnano lo stretto di Gibilterra, a marcare il confine più lontano mai raggiunto da un eroe greco.

Esausto dal calore del sole durante l’attraversamento, Eracle, secondo un episodio spesso incluso nelle versioni più complete del mito, minacciò con il proprio arco il dio Elios stesso, che colpito dall’audacia gli prestò la propria coppa dorata, la stessa imbarcazione a forma di calice con cui il Sole attraversava ogni notte l’oceano per tornare a oriente: fu proprio quella coppa a permettere a Eracle di raggiungere l’isola di Erizia via mare.

Giunto a destinazione, l’eroe uccise senza difficoltà eccessiva sia Ortro sia il pastore Euritione, ma lo scontro decisivo con Gerione stesso richiese uno sforzo maggiore: il gigante, dotato di tre scudi e tre lance per via dei suoi tre corpi, oppose una resistenza feroce, finché Eracle non riuscì a trafiggerlo con una sola freccia scagliata di lato, in modo da attraversare tutti e tre i corpi allineati in un solo colpo, ponendo fine alla sua vita in un istante.

Il viaggio di ritorno con la mandria attraverso l’Europa fu lungo e travagliato quanto l’andata, e proprio durante questo tragitto l’eroe attraversò l’Italia, dove il gigante Caco tentò di derubarlo di parte del bestiame trascinando gli animali all’indietro per le code nella propria caverna, per confondere le tracce: un episodio narrato per esteso nella tradizione romana come Ercole e Caco, che riprende esattamente questo momento del viaggio di ritorno dalla decima fatica.

Consegnata infine la mandria a Euristeo, che la sacrificò a Era, la fatica dei buoi di Gerione segna il punto più lontano dell’intero ciclo, il momento in cui Eracle tocca fisicamente i confini del mondo conosciuto: un viaggio che unisce la lotta contro un mostro a tre corpi con l’astuzia necessaria a ottenere il favore del Sole stesso, e che getta un ponte narrativo diretto verso le tradizioni italiche che i Romani avrebbero poi fatto proprie.

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