Il mito di Atrahasis, conservato nell’omonima Atrahasis, racconta l’origine del grande diluvio mesopotamico a partire da una causa sorprendentemente concreta: il chiasso incessante prodotto dall’umanità, appena creata per liberare gli dèi minori dal lavoro dei canali di irrigazione, disturba il riposo di Enlil al punto da spingerlo a decidere lo sterminio della specie umana attraverso carestie, epidemie e infine un’inondazione totale.
A differenza di molte narrazioni successive del diluvio, qui la causa scatenante non è la malvagità umana ma un conflitto quasi domestico tra la necessità divina di quiete e la vitalità rumorosa di una specie in crescita: un dettaglio che rende il mito di Atrahasis una delle riflessioni più originali dell’antichità sul rapporto, spesso squilibrato, tra creatore e creatura.
Il dio Enki, contrario allo sterminio, avverte segretamente il saggio Atrahasis, suggerendogli di costruire un’imbarcazione capace di salvare la sua famiglia, alcuni animali e le competenze artigiane necessarie a ricostruire la civiltà. Il diluvio che segue dura sei giorni e sei notti, terrorizzando persino gli dèi che lo hanno scatenato, increduli davanti alla furia dell’acqua che minaccia di sommergere l’ordine cosmico insieme all’umanità.
Al termine del diluvio, gli dèi stessi, affamati per l’assenza di offerte umane durante la catastrofe, si affollano attorno al sacrificio di ringraziamento di Atrahasis “come mosche”, un’immagine di straordinaria ironia che ribalta il rapporto di potere appena messo in scena: senza l’umanità, anche gli dèi restano privati del sostentamento rituale di cui hanno bisogno.
Il finale del mito non si limita a salvare l’umanità, ma la ridefinisce: per evitare che il problema della sovrappopolazione si ripeta, gli dèi introducono la mortalità, la sterilità di alcune donne e la morte infantile come meccanismi regolatori permanenti, trasformando quello che era stato un castigo in un nuovo equilibrio strutturale della condizione umana.
Composto già nel diciottesimo secolo avanti Cristo, il testo di Atrahasis è oggi considerato dagli studiosi una delle fonti dirette più probabili per il racconto del diluvio dell’Epopea di Gilgamesh e per le narrazioni bibliche successive, a testimonianza della lunga circolazione di questo tema nella regione.
Il parallelo tra il racconto di Atrahasis e l’episodio del diluvio narrato nella Tavola XI dell’Epopea di Gilgamesh è talmente stretto, nei dettagli della costruzione della barca e del rilascio degli uccelli per verificare il ritiro delle acque, che gli studiosi considerano quest’ultimo una rielaborazione diretta della tradizione più antica legata ad Atrahasis, con il nome del protagonista sostituito da quello di Utnapishtim.
