Periodo storico
Fonti
Tavolette cuneiformi accadiche (XVIII secolo a.C. e copie successive)

Atrahasis

Atrahasis, poema epico accadico che narra la creazione dell'umanità dal sangue di un dio e il diluvio universale mandato dagli dèi, fonte diretta dell'episodio del diluvio nell'Epopea di Gilgamesh.

Il poema di Atrahasis, composto in accadico e giunto fino a noi attraverso tavolette risalenti almeno al XVIII secolo a.C., racconta una delle versioni più complete e antiche del mito della creazione dell’umanità e del diluvio universale nella tradizione mesopotamica, precedendo di secoli la sua rielaborazione nell’Epopea di Gilgamesh.

Nella prima parte del racconto, gli dèi minori, stanchi della fatica di scavare i canali e lavorare la terra per conto delle divinità maggiori, si ribellano. Per porre fine al conflitto, gli dèi decidono di creare l’umanità: la dea madre Nintu plasma i primi uomini mescolando argilla con la carne e il sangue di un dio sacrificato, in modo che gli esseri umani ereditassero sia la materia terrestre sia un’eco della natura divina, destinata a svolgere il lavoro che prima gravava sugli dèi.

Quando però l’umanità si moltiplica a tal punto che il suo chiasso disturba il riposo degli dèi, questi decidono di sterminarla con un grande diluvio. Solo Atrahasis, il “sommamente saggio” avvertito in sogno da un dio compassionevole, costruisce un’imbarcazione e si salva con la propria famiglia: la sua storia costituisce il prototipo diretto della vicenda del sopravvissuto al diluvio narrata secoli dopo attraverso la figura di Utnapishtim.

Per porre fine alla ribellione dei lavoratori divini, la dea madre Nintu, su indicazione del dio Enki, plasma i primi esseri umani mescolando argilla con la carne e il sangue di un dio minore sacrificato per l’occasione, così che l’umanità porti da allora in sé una scintilla della natura divina insieme al fango con cui fu creata, destinata a svolgere il duro lavoro un tempo riservato agli dèi.

La seconda parte del poema narra come l’umanità, moltiplicatasi troppo rapidamente e diventata rumorosa al punto da disturbare il riposo del dio Enlil, venga colpita da una serie di flagelli, culminati in un diluvio universale da cui si salva solo Atrahasis, l’uomo “eccezionalmente saggio” che dà il nome all’opera, avvertito in sogno da Enki di costruire un’imbarcazione, in un racconto che costituisce il prototipo diretto della storia del diluvio ripresa poi da Utnapishtim nell’Epopea di Gilgamesh.

Il chiasso dell’umanità e l’insonnia degli dèi

Alla base della decisione divina di sterminare l’umanità vi è, secondo il poema, un motivo sorprendentemente prosaico: il crescente numero degli esseri umani produce un frastuono tale da impedire il riposo di Enlil, che dopo aver tentato invano pestilenze e carestie per ridurre la popolazione, decide infine di scatenare il diluvio universale. Questo movente, apparentemente minore rispetto alla gravità della punizione, riflette una visione mesopotamica degli dèi come figure capricciose e infastidite dai bisogni pratici, ben lontana dalla giustizia moralizzata di tradizioni religiose successive.

Un testo chiave per comprendere l’Epopea di Gilgamesh

Gli specialisti considerano Atrahasis una fonte fondamentale per comprendere il racconto del diluvio inserito successivamente nella tavoletta undicesima dell’Epopea di Gilgamesh, che ne riprende quasi letteralmente interi passaggi, dimostrando come gli scribi mesopotamici riutilizzassero e reinterpretassero costantemente materiale narrativo preesistente all’interno di nuove composizioni letterarie.

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