Slovo o polku Igoreve (“Il cantare della schiera di Igor'”) è il capolavoro dell’epica medievale slava orientale, un poema in prosa ritmica composto intorno al 1185-1187 che narra la sfortunata spedizione militare del principe Igor’ Svjatoslavič di Novgorod-Severskij contro i Cumani, popolazione nomade delle steppe, conclusasi con la sconfitta e la cattura del principe. Il manoscritto originale, scoperto alla fine del XVIII secolo in un monastero e pubblicato nel 1800, andò distrutto nell’incendio di Mosca del 1812 durante l’invasione napoleonica, sopravvivendo solo grazie a copie e trascrizioni realizzate poco prima della sua perdita.
Il valore mitologico dello Slovo risiede soprattutto nei suoi riferimenti, sorprendentemente diretti per un testo dell’epoca tardo-pagana e cristiana insieme, a divinità e figure del pantheno slavo pre-cristiano ormai in via di dimenticanza: il celebre bardo leggendario Bojan viene definito “nipote di Veles“, un’attribuzione che testimonia la sopravvivenza, oltre due secoli dopo la cristianizzazione ufficiale della Rus’, di un legame ancora vivo e comprensibile fra il dio pagano e l’ispirazione poetica.
Il poema contiene inoltre uno dei passaggi più celebri e commoventi dell’intera letteratura slava medievale: il “lamento di Jaroslavna”, in cui la moglie del principe Igor’ si rivolge direttamente al vento, al fiume Dnepr e al sole, personificati come forze naturali senzienti capaci di ascoltare e forse aiutare, un momento lirico che molti studiosi leggono come un residuo diretto di pratiche invocatorie pagane rivolte alle forze della natura, sopravvissuto sotto forma di artificio poetico in un testo altrimenti formalmente cristiano.
Come l’Edda poetica per la tradizione norrena, lo Slovo o polku Igoreve rappresenta per la cultura slava orientale un ponte linguistico e mitologico fra un passato pagano ormai frammentario e una tradizione letteraria scritta cristiana pienamente affermata: entrambi i testi conservano, incastonati in un contesto storico o narrativo successivo, dettagli religiosi e cosmologici altrimenti perduti, rendendo possibile la ricostruzione di credenze che le fonti puramente cronachistiche non riportano.
L’autenticità dello Slovo, data la perdita del manoscritto originale, fu oggetto per due secoli di un acceso dibattito filologico — alcuni studiosi sospettarono un falso settecentesco — ma l’analisi linguistica moderna, incluso il confronto con testi successivamente scoperti che ne condividono peculiarità grammaticali arcaiche altrimenti difficili da falsificare, ha convinto la maggioranza degli slavisti dell’autenticità medievale dell’opera.
Al di là del dibattito filologico, lo Slovo occupa oggi una posizione centrale nella cultura letteraria sia russa sia ucraina, che ne rivendicano entrambe l’eredità in quanto testo composto nell’area della Rus’ di Kiev: fu inoltre fonte diretta d’ispirazione per l’opera lirica “Il principe Igor'” di Aleksandr Borodin, contribuendo a diffondere ben oltre i confini della filologia specialistica la memoria di Veles e degli ultimi echi letterari del paganesimo slavo orientale.
