La Heimskringla (“cerchio del mondo”) è una saga storiografica norrena composta nel XIII secolo, tradizionalmente attribuita allo storico e politico islandese Snorri Sturluson, lo stesso autore a cui si deve l’Edda in prosa: un’opera che racconta la storia dei re di Norvegia dalle origini leggendarie fino al XII secolo.
La sua sezione iniziale, la Ynglinga saga, è di particolare interesse mitologico perché applica all’antica stirpe regale svedese degli Ynglingar una tecnica euhemeristica: presenta Odino e altri Æsir non come divinità in senso proprio, ma come capi e stregoni umani di straordinario potere, venuti dall’Asia e in seguito divinizzati dai popoli del nord dopo la loro morte.
Questa scelta narrativa, che affianca la Heimskringla ad altre opere di Snorri come l’Edda poetica nel tentativo di conciliare la mitologia pagana con la cristianità ormai dominante in Islanda, permette all’autore di preservare e trasmettere il patrimonio mitologico norreno inquadrandolo in una cornice storiografica accettabile per il proprio tempo.
Nonostante la sua natura in parte euhemerizzata, la Heimskringla resta una delle fonti più ricche per lo studio della religione e della società scandinava precristiana, offrendo dettagli su culti, rituali e genealogie divine che integrano e talvolta confermano quanto narrato nelle fonti eddiche più direttamente mitologiche.
Un ponte tra le saghe eroiche e le cronache reali
Nella prima parte dell’opera, dedicata alla saga degli Ynglingar, si intrecciano elementi che richiamano le imprese di eroi leggendari come Sigurd, confermando come nella cultura norrena il confine tra storia dinastica e materia epica fosse tutt’altro che netto. Questa fusione di generi rende la Heimskringla una fonte preziosa non solo per la ricostruzione storica della Norvegia medievale, ma anche per comprendere come i norreni stessi concepissero il rapporto tra il proprio passato mitico e quello politico.
Freyr, il re degli Svedesi sepolto in segreto a Uppsala
L’esempio più celebre dell’operazione euhemerista compiuta da Snorri riguarda Freyr, presentato nella Ynglinga saga non come divinità ma come leggendario primo re degli Svedesi, fondatore della dinastia Ynglingar da cui discendono i sovrani norvegesi celebrati nel resto dell’opera: sotto il suo regno, racconta Snorri, regnarono pace e abbondanza tali che, alla sua morte, i sudditi ne occultarono il decesso per anni, continuando a versare tributi nel suo tumulo di Uppsala nella convinzione che la prosperità del regno dipendesse dalla sua persona ancora in vita. Solo dopo tre anni la verità fu rivelata, ma il popolo scelse comunque di seppellirlo e di continuare a venerarlo come garante della fertilità della terra: un racconto che gli storici delle religioni leggono come una spiegazione razionalizzata a posteriori del culto regale legato alla fertilità già attestato attorno al tempio di Uppsala.
Una trasmissione manoscritta travagliata
Il manoscritto originale della Heimskringla, noto come Kringla (da cui il titolo dell’opera, tratto per convenzione dalle sue prime parole), è andato perduto nell’incendio che devastò Copenaghen nel 1728, insieme a numerosi altri codici medievali islandesi custoditi nella capitale danese. Il testo oggi conosciuto si basa quindi su copie successive, la più autorevole delle quali è il Codex Frisianus del XIV secolo, integrato da trascrizioni secentesche realizzate prima della dispersione degli originali: un caso, non isolato nella filologia norrena, in cui la sopravvivenza di un intero corpus mitologico e storiografico dipende da un’esile catena di copie sfuggite per caso alla distruzione.
