La Gesta Danorum (“Gesta dei Danesi”) è una monumentale storia della Danimarca in sedici libri, scritta in latino tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo dal chierico e storico danese Saxo Grammaticus su commissione dell’arcivescovo Absalone di Lund, e rappresenta una delle fonti più importanti, insieme alle opere islandesi, per la conoscenza della mitologia e della leggenda norrena.
A differenza dell’Edda poetica e della Gylfaginning, di origine islandese e più direttamente centrate sulla teologia e sulla cosmologia degli dèi norreni, la Gesta Danorum adotta un approccio storiografico ed evemerista, tipico della cultura clericale latina medievale: Saxo tende a razionalizzare gli dèi e gli eroi mitici, presentandoli come antichi re e condottieri realmente vissuti, le cui imprese straordinarie sarebbero state progressivamente amplificate e divinizzate dalla tradizione popolare.
Nonostante questo filtro storicizzante, l’opera conserva un’enorme quantità di materiale mitologico e leggendario altrimenti perduto: i primi nove libri, dedicati alla preistoria semileggendaria della Danimarca, contengono numerose saghe eroiche, tra cui una delle versioni più antiche della leggenda di Amleth, principe danese la cui vicenda di finta pazzia e vendetta avrebbe ispirato secoli dopo l’Amleto di Shakespeare, oltre a racconti riguardanti figure come Ragnar Lodbrok e le sue imprese leggendarie.
La Gesta Danorum tramanda inoltre versioni originali ed evemerizzate dei miti relativi a Odino, qui presentato non come divinità ma come antico stregone e condottiero capace di ingannare i popoli fino a farsi venerare come un dio, un approccio che, pur allontanandosi dalla prospettiva religiosa autentica della tradizione pagana norrena, offre agli storici moderni un prezioso termine di paragone per valutare come la stessa mitologia venisse reinterpretata e riscritta all’indomani della cristianizzazione della Scandinavia.
L’influenza della Gesta Danorum si estende ben oltre gli studi di filologia norrena: la storia di Amleth, tramandata da Saxo nel terzo libro dell’opera, giunge a Shakespeare probabilmente attraverso intermediari francesi come le Histoires Tragiques di François de Belleforest, dimostrando come un racconto di origine semileggendaria scandinava, filtrato attraverso secoli di riscritture, possa diventare una delle opere teatrali più celebri della letteratura occidentale. Questo percorso di trasmissione testimonia in modo particolarmente vivido quanto la Gesta Danorum, pur scritta con intenti storiografici e in una lingua di prestigio come il latino medievale, abbia funzionato come ponte culturale fondamentale tra il mondo pagano nordico e la letteratura europea successiva.
