Xochiquetzal, il cui nome significa “Fiore Prezioso”, è la dea azteca dell’amore, della bellezza, della fertilità femminile e delle arti, in particolare la tessitura e il canto. Patrona delle cortigiane e delle donne incinte, presiede anche ai piaceri, alla danza e all’abbondanza florale.
Sposa di Tlaloc secondo alcune tradizioni, viene rapita da Tezcatlipoca, che la conduce nel nono cielo per farne la propria consorte, episodio che riflette il tema ricorrente della rivalità tra le grandi divinità del pantheon azteco.
Xochiquetzal presiede anche al mondo vegetale e ai fiori, ed è associata al centro cerimoniale di Tamoanchan, un paradiso primordiale da cui si narra provenissero i primi esseri umani; il suo culto prevedeva danze rituali e offerte floreali durante le feste dedicate alla fertilità della terra.
Xochiquetzal occupa nel pantheon azteco una posizione singolare: presiede a ciò che nella cultura mexica non era né guerra né tributo, cioè il piacere, l’artigianato e la bellezza. È patrona dei tessitori, dei ricamatori, degli orefici, dei pittori di codici e delle prostitute sacre ahuianime, e la sua festa nel mese di Tepeilhuitl prevedeva che gli artigiani si presentassero mascherati da animali e che una fanciulla che la impersonava fosse sacrificata mentre le donne danzavano gettando fiori.
Il suo mito conserva però una frattura violenta. Sposa di Tlaloc, viene rapita da Tezcatlipoca e condotta nel nono cielo, dove riceve il rango di dea dell’amore: l’episodio replica lo schema del dio dell’imprevedibilità che sottrae al dio dell’ordine ciò che gli appartiene, e trasforma il rapimento nell’atto costitutivo di una nuova prerogativa divina. In un’altra versione è la prima donna a peccare, cogliendo il fiore dell’albero proibito di Tamoanchan e provocandone la rottura, in un racconto che le fonti coloniali hanno accostato — probabilmente forzandolo — al peccato originale biblico.
Questa divinità è collegata anche a Codice Fiorentino.
Le artiste, tessitrici e ricamatrici azteche veneravano Xochiquetzal come propria patrona, ritenendola l’ispiratrice dei disegni floreali e geometrici che decoravano i tessuti più preziosi destinati alla nobiltà: le sacerdotesse a lei dedicate, spesso scelte tra le tessitrici più abili della comunità, mantenevano vivo un culto che intrecciava la dimensione artistica a quella spirituale, presentando l’atto creativo del tessere come una forma di preghiera e di comunione con la dea stessa.
Durante la festività a lei dedicata, nota come Xochilhuitl (“festa dei fiori”), gli artigiani sospendevano temporaneamente il lavoro per rendere omaggio alla dea con offerte di fiori, canti e danze, mentre ai partecipanti veniva richiesto un periodo di astinenza sessuale rituale seguito da una notte di celebrazioni licenziose, in un rovesciamento temporaneo delle norme sociali che rifletteva la doppia natura di Xochiquetzal, insieme casta patrona delle arti e dea dei piaceri più sfrenati.
