L’Avesta è la raccolta di testi sacri fondamentali della religione zoroastriana, composta in lingua avestica, un idioma iranico antico oggi conosciuto quasi esclusivamente attraverso questo stesso corpus, e costituisce la principale fonte per la conoscenza della teologia, della cosmologia e della pratica rituale legate al culto di Ahura Mazda.
Il nucleo più antico e sacro dell’Avesta è costituito dalle Gathas, diciassette inni composti, secondo la tradizione zoroastriana, direttamente dal profeta Zarathustra: si tratta di testi poetici di straordinaria densità teologica e filosofica, in cui il profeta espone la propria visione del conflitto cosmico tra il bene rappresentato da Ahura Mazda e il male incarnato da Angra Mainyu, insistendo sulla responsabilità individuale di ogni essere umano nello schierarsi attivamente dalla parte della verità attraverso pensieri, parole e azioni rette.
Attorno al nucleo delle Gathas si sono progressivamente sedimentate, nei secoli successivi, altre sezioni dell’Avesta dedicate a scopi liturgici e rituali differenti: lo Yasna, che include le Gathas stesse insieme a testi liturgici per il rituale principale del culto zoroastriano; il Visperad, con ulteriori integrazioni liturgiche; il Vendidad, un codice di norme rituali e purificatorie; e gli Yasht, una serie di inni dedicati a divinità minori e a figure eroiche della tradizione pre-zoroastriana successivamente integrate nel sistema religioso.
La trasmissione dell’Avesta attraversò secoli travagliati: si ritiene che un corpus molto più ampio di quello oggi sopravvissuto sia andato perduto durante le invasioni e le conquiste che colpirono l’Iran nel corso della sua storia, in particolare dopo la conquista islamica del VII secolo d.C., quando la comunità zoroastriana, ridotta progressivamente a minoranza religiosa, dovette affrontare la dispersione e in parte l’emigrazione verso l’India, dove i discendenti degli zoroastriani persiani, noti come Parsi, hanno continuato fino a oggi a preservare e tramandare questi antichissimi testi sacri.
Dal punto di vista dottrinale, l’Avesta espone una visione del mondo profondamente etica e dualista, in cui l’esistenza umana è concepita come il campo di battaglia di una lotta cosmica tra la Verità, Asha, e la Menzogna, Druj: ogni essere umano, dotato di libero arbitrio, è chiamato a schierarsi attivamente dalla parte del bene attraverso il triplice principio di buoni pensieri, buone parole e buone azioni, un principio etico che avrebbe influenzato, secondo molti studiosi, anche lo sviluppo successivo di alcune correnti del pensiero religioso mediorientale e mediterraneo. Accanto al valore teologico, l’Avesta riveste un’importanza filologica straordinaria: la lingua avestica, oggi conservata quasi esclusivamente in questi testi, costituisce una fonte preziosissima per la linguistica storica delle lingue iraniche e indoeuropee, tanto che il suo studio comparato con il sanscrito vedico ha permesso di ricostruire tratti significativi della più antica religione indoiranica comune, precedente alla separazione tra le tradizioni che avrebbero poi dato origine, da un lato, allo zoroastrismo persiano e, dall’altro, al brahmanesimo vedico dell’India.
