Periodo storico
Fine del periodo precolombiano o inizio del periodo coloniale, XVI secolo
Fonti
Biblioteca dell'Assemblea Nazionale francese (Parigi), edizione commentata di Karl Anton Nowotny (1974)

Códice Borbónico

Códice Borbónico
Manoscritto pittografico azteco che illustra il Tonalpohualli, il calendario rituale di 260 giorni, con le divinità patrone di ciascun gruppo di giorni.

Il Códice Borbónico è un manoscritto pittografico messicano di grande formato, dipinto su carta di amate ripiegata a fisarmonica, che raccoglie il calendario rituale e divinatorio azteco insieme a un calendario delle feste mensili legate al ciclo solare: un documento eccezionale per comprendere come i sacerdoti aztechi leggessero il tempo come un tessuto di forze divine in costante interazione con la vita umana.

La sezione più estesa del codice è dedicata al Tonalamatl, il “libro dei giorni”, che illustra pagina per pagina i venti segni e i tredici numeri del Tonalpohualli, il calendario rituale di 260 giorni: ogni pagina raffigura la divinità patrona di un determinato gruppo di giorni insieme ai simboli, agli auspici e alle associazioni astrologiche che i sacerdoti-indovini, i tonalpouhque, consultavano per determinare il destino dei nuovi nati e il momento propizio per matrimoni, guerre, semine e cerimonie.

Numerose pagine del Códice Borbónico raffigurano inoltre divinità legate alla pioggia e alla fertilità agricola, tra cui compare con particolare rilievo Tlaloc, il signore delle acque e delle tempeste, associato in diverse sezioni del calendario ai mesi dedicati alla semina e al raccolto: la sua presenza ricorrente nel codice riflette la centralità del ciclo delle piogge nell’economia agricola e nella religiosità del Messico centrale precolombiano.

A differenza di molti altri codici aztechi sopravvissuti, che furono realizzati dopo la conquista spagnola su commissione di funzionari coloniali interessati a documentare le usanze indigene, il Códice Borbónico è considerato da molti studiosi un’opera prodotta nel periodo immediatamente precedente o coincidente con la conquista, il che lo rende una delle fonti pittografiche più vicine nello stile e nel contenuto alla tradizione calendarico-religiosa azteca precoloniale, sebbene alcune glosse in lingua spagnola aggiunte successivamente ne testimonino comunque un uso e una lettura in epoca coloniale.

Oltre al Tonalamatl e al calendario delle feste mensili, il Códice Borbónico contiene una terza sezione dedicata al ciclo di 52 anni, il cosiddetto Xiuhmolpilli o “legatura degli anni”, un periodo calendarico fondamentale nella cosmologia mesoamericana al termine del quale si celebrava la cerimonia del Fuoco Nuovo: un rito di rinnovamento cosmico durante il quale tutti i fuochi del regno venivano spenti e riaccesi da un unico braciere sacro, nel timore che, se il rituale fosse fallito, il sole non sarebbe più sorto e il mondo sarebbe stato consegnato all’oscurità eterna.

Il Fuoco Nuovo e la paura della fine del mondo

La cerimonia raffigurata nell’ultima sezione del codice non era un semplice rito di passaggio calendarico, ma l’evento cosmologico più temuto dell’intero sistema religioso azteco: la sua posta in gioco era diretta continuazione delle ansie narrate nel mito dei Cinque Soli, secondo cui l’umanità viveva sotto un’era solare condannata prima o poi alla distruzione. Se al termine dei 52 anni i sacerdoti non fossero riusciti ad accendere il nuovo fuoco sul petto di una vittima sacrificale sul monte Huixachtlan, si credeva che i demoni della notte, i tzitzimime, sarebbero scesi a divorare l’umanità nell’oscurità perenne: per questo, nei giorni che precedevano il rito, la popolazione distruggeva gli utensili domestici e spegneva ogni fiamma, in un’attesa collettiva carica di terrore per l’esito incerto della cerimonia.

Un manoscritto conteso tra Messico e Francia

Il percorso storico del Códice Borbónico dopo la conquista resta in parte oscuro: il manoscritto compare nella documentazione europea solo nell’Ottocento, quando entra a far parte delle collezioni della Biblioteca dell’Assemblea Nazionale francese a Parigi, dove è tuttora conservato. Questa collocazione, lontana dal paese d’origine, ha alimentato negli ultimi decenni un dibattito internazionale sulla restituzione dei codici precolombiani custoditi in musei e biblioteche europee, un tema che riguarda numerosi altri manoscritti pittografici mesoamericani dispersi tra Francia, Spagna, Italia e Germania in seguito alle vicende coloniali e alle successive acquisizioni antiquarie.

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