Il Códice Borbónico è un manoscritto pittografico messicano di grande formato, dipinto su carta di amate ripiegata a fisarmonica, che raccoglie il calendario rituale e divinatorio azteco insieme a un calendario delle feste mensili legate al ciclo solare: un documento eccezionale per comprendere come i sacerdoti aztechi leggessero il tempo come un tessuto di forze divine in costante interazione con la vita umana.
La sezione più estesa del codice è dedicata al Tonalamatl, il “libro dei giorni”, che illustra pagina per pagina i venti segni e i tredici numeri del Tonalpohualli, il calendario rituale di 260 giorni: ogni pagina raffigura la divinità patrona di un determinato gruppo di giorni insieme ai simboli, agli auspici e alle associazioni astrologiche che i sacerdoti-indovini, i tonalpouhque, consultavano per determinare il destino dei nuovi nati e il momento propizio per matrimoni, guerre, semine e cerimonie.
Numerose pagine del Códice Borbónico raffigurano inoltre divinità legate alla pioggia e alla fertilità agricola, tra cui compare con particolare rilievo Tlaloc, il signore delle acque e delle tempeste, associato in diverse sezioni del calendario ai mesi dedicati alla semina e al raccolto: la sua presenza ricorrente nel codice riflette la centralità del ciclo delle piogge nell’economia agricola e nella religiosità del Messico centrale precolombiano.
A differenza di molti altri codici aztechi sopravvissuti, che furono realizzati dopo la conquista spagnola su commissione di funzionari coloniali interessati a documentare le usanze indigene, il Códice Borbónico è considerato da molti studiosi un’opera prodotta nel periodo immediatamente precedente o coincidente con la conquista, il che lo rende una delle fonti pittografiche più vicine nello stile e nel contenuto alla tradizione calendarico-religiosa azteca precoloniale, sebbene alcune glosse in lingua spagnola aggiunte successivamente ne testimonino comunque un uso e una lettura in epoca coloniale.
Oltre al Tonalamatl e al calendario delle feste mensili, il Códice Borbónico contiene una terza sezione dedicata al ciclo di 52 anni, il cosiddetto Xiuhmolpilli o “legatura degli anni”, un periodo calendarico fondamentale nella cosmologia mesoamericana al termine del quale si celebrava la cerimonia del Fuoco Nuovo: un rito di rinnovamento cosmico durante il quale tutti i fuochi del regno venivano spenti e riaccesi da un unico braciere sacro, nel timore che, se il rituale fosse fallito, il sole non sarebbe più sorto e il mondo sarebbe stato consegnato all’oscurità eterna.
Il Fuoco Nuovo e la paura della fine del mondo
La cerimonia raffigurata nell’ultima sezione del codice non era un semplice rito di passaggio calendarico, ma l’evento cosmologico più temuto dell’intero sistema religioso azteco: la sua posta in gioco era diretta continuazione delle ansie narrate nel mito dei Cinque Soli, secondo cui l’umanità viveva sotto un’era solare condannata prima o poi alla distruzione. Se al termine dei 52 anni i sacerdoti non fossero riusciti ad accendere il nuovo fuoco sul petto di una vittima sacrificale sul monte Huixachtlan, si credeva che i demoni della notte, i tzitzimime, sarebbero scesi a divorare l’umanità nell’oscurità perenne: per questo, nei giorni che precedevano il rito, la popolazione distruggeva gli utensili domestici e spegneva ogni fiamma, in un’attesa collettiva carica di terrore per l’esito incerto della cerimonia.
Un manoscritto conteso tra Messico e Francia
Il percorso storico del Códice Borbónico dopo la conquista resta in parte oscuro: il manoscritto compare nella documentazione europea solo nell’Ottocento, quando entra a far parte delle collezioni della Biblioteca dell’Assemblea Nazionale francese a Parigi, dove è tuttora conservato. Questa collocazione, lontana dal paese d’origine, ha alimentato negli ultimi decenni un dibattito internazionale sulla restituzione dei codici precolombiani custoditi in musei e biblioteche europee, un tema che riguarda numerosi altri manoscritti pittografici mesoamericani dispersi tra Francia, Spagna, Italia e Germania in seguito alle vicende coloniali e alle successive acquisizioni antiquarie.
