Dobrynja Nikitič è, dopo Il’ja Muromec, il secondo grande bogatyr del ciclo epico di Kiev, guerriero nobile (a differenza del contadino Ilya) noto soprattutto per l’impresa che lo rende celebre in tutte le varianti delle byline: la sconfitta dello Zmej Gorynyč, il drago a più teste che devasta la terra russa, rapisce le fanciulle e blocca le vie d’acqua trattenendo i fiumi, in un’eco diretta del mito indoeuropeo del combattimento contro il serpente che imprigiona le acque già incarnato, nel pantheon divino slavo, dal duello fra Perun e Veles.
Dobrynja affronta Zmej Gorynyč non con la forza bruta ma con un misto di astuzia e abilità marziale: lo colpisce con un “cappello greco” (šapka zemli grečeskoj) intriso di sabbia magica prima di finirlo con la spada, e solo dopo aver negoziato una tregua che il drago tradisce subito rapendo la nipote del principe Vladimir, Zabava Putjatišna, costringendo l’eroe a un secondo scontro definitivo. Questa struttura narrativa in due tempi — trattativa fallita seguita da resa dei conti — distingue il ciclo di Dobrynja da quello più lineare di Ilya, e riflette il ruolo diplomatico-militare che le byline gli assegnano costantemente a corte.
Come inviato di fiducia del principe Vladimir, Dobrynja compare in numerose byline anche in ruoli diversi dal combattimento contro i draghi: negoziatore con potenze straniere, ambasciatore, ed esattore di tributi presso popolazioni sottomesse, un ventaglio di funzioni che nella tradizione epica occidentale si avvicina più al ruolo diplomatico di un cavaliere di corte che a quello di un mostro-cacciatore puro come Sigurd nella tradizione norrena, sebbene entrambi condividano il nucleo narrativo dell’uccisione del drago come prova suprema di valore.
Alcuni storici del folklore hanno proposto un’origine storica per Dobrynja, identificandolo con lo zio materno del principe Vladimir I citato nelle cronache come governatore di Novgorod e figura chiave nella cristianizzazione forzata della città nel 989-990, un’ipotesi che — se corretta — renderebbe il ciclo epico di Dobrynja uno dei rari casi slavi in cui un personaggio storicamente documentato viene trasfigurato in eroe mitico entro poche generazioni, seguendo un processo di eroicizzazione ben attestato anche in altre tradizioni epiche medievali europee.
La moglie di Dobrynja, Nastas’ja Mikuličnа, è a sua volta una guerriera (polenica) capace di sconfiggerlo in duello prima di sposarlo, un motivo dell’amazzone conquistata che ricorre in diverse byline del ciclo di Kiev e che testimonia la presenza, per quanto minoritaria, di modelli femminili attivi e marziali nell’epica slava, accanto a quello più diffuso della donna saggia o maga rappresentato da altre figure del folklore russo.
