Periodo storico
Ciclo epico delle byline, tramandato oralmente dal Medioevo e trascritto nel XIX secolo
Fonti
Byline del ciclo di Kiev, raccolte da folkloristi russi nel XIX secolo

Il’ja Muromec

Илья Муромец (Il'ja Muromec)
Il più celebre bogatyr russo, guerriero di origine contadina che difende Kiev con una forza donatagli da pellegrini miracolosi.

Il’ja Muromec (Ilya di Murom) è il più celebre bogatyr, l’eroe guerriero delle byline russe, i canti epici tradizionali della Rus’ di Kiev tramandati oralmente per secoli prima di essere trascritti nel XIX secolo dai folkloristi. Figlio di contadini del villaggio di Karačarovo presso Murom, Ilya nacque paralizzato dalla vita in giù e trascorse i primi trent’anni immobile su una panca, finché tre pellegrini (o santi, secondo alcune varianti) gli offrirono una bevanda magica che gli donò una forza sovrumana, dandogli anche l’ordine di mettersi al servizio del principe Vladimir di Kiev come difensore della terra russa.

Come Perun, di cui è spesso considerato un riflesso umano e guerriero nella tradizione popolare, Ilya incarna la forza posta al servizio dell’ordine e della difesa della comunità contro il caos esterno: la sua impresa più celebre è la sconfitta di Solovej-Razbojnik (“Usignolo il Brigante”), una creatura semiumana il cui fischio assordante abbatteva uomini e alberi, che Ilya cattura e conduce alla corte di Kiev per dimostrare al principe, inizialmente scettico, il proprio valore.

La figura di Ilya condivide con Eracle il modello dell’eroe di forza sovrumana messo alla prova da una serie di imprese al servizio di un potere costituito, ma se il ciclo di Eracle è scandito da fatiche imposte come espiazione, quello di Ilya è costruito attorno alla difesa attiva e volontaria della patria dagli invasori — in particolare i popoli delle steppe (i Tatari nelle versioni più tarde) — riflettendo l’ansia storica della Rus’ medievale per le incursioni nomadi lungo la frontiera meridionale.

Nella tradizione più antica, Ilya non muore in battaglia ma si pietrifica gradualmente, insieme agli altri bogatyri, dopo essersi scontrato con un esercito di guerrieri fantasma che si moltiplicano ad ogni colpo inferto: un mito escatologico che segna simbolicamente la fine dell’età eroica e il passaggio a un’epoca in cui la forza sovrumana non basta più a proteggere la terra russa. Nella tradizione ortodossa successiva, Ilya fu inoltre canonizzato come santo, le sue presunte reliquie sono venerate nelle Grotte di Kiev-Pečersk, un caso raro di eroe popolare pagano assorbito direttamente nell’agiografia cristiana anziché sostituito da essa.

Gli studiosi del folklore russo hanno rilevato come il ciclo di Ilya, insieme a quello degli altri bogatyri, abbia svolto per secoli una funzione identitaria paragonabile a quella dei cicli epici nazionali di altre culture europee, condensando in un’unica figura le ansie di un popolo di confine e offrendo un modello di eroismo accessibile — nato contadino, non nobile — che lo distingue nettamente dagli eroi di ascendenza divina diffusi in altre mitologie indoeuropee.

Dettagli
Origine
Imprese principali
Armi e oggetti magici
Destino finale
Archetipo
Voci correlate
Torna in alto