Arjuna, il terzo dei cinque fratelli Pandava, è l’arciere più celebre e il guerriero più complesso dell’intero Mahabharata. Discepolo prediletto del maestro Drona, vincitore di innumerevoli tornei e duelli, Arjuna incarna l’ideale del kshatriya, il guerriero il cui dovere (dharma) è combattere per la giustizia; ma è proprio nel momento culminante della grande guerra dei diciotto giorni che la sua storia si trasforma da epopea d’armi a riflessione filosofica sulla natura del dovere, dell’azione e della rinuncia.
Alla vigilia della battaglia, schierato contro i propri cugini, maestri e parenti del ramo Kaurava, Arjuna è colto da un profondo turbamento: getta l’arco Gandiva e si rifiuta di combattere, incapace di conciliare il proprio dovere di guerriero con l’orrore di uccidere i propri cari. È in questo momento che Krishna, suo auriga e amico, gli impartisce l’insegnamento raccolto nella Bhagavad Gita: un dialogo che affronta il senso del dovere disinteressato, la natura immortale dell’anima e le diverse vie (yoga) verso la liberazione, e che è diventato uno dei testi filosofici e spirituali più influenti dell’intera tradizione indiana.
Arjuna è rinomato soprattutto per la sua abilità nel tiro con l’arco, perfezionata attraverso anni di addestramento e messa alla prova in tornei pubblici dove supera tutti i rivali, incluso il fratellastro Karna. Durante un periodo di esilio ottiene armi divine da Shiva, Indra e altre divinità, culminando nel possesso del leggendario arco Gandiva, donatogli dal dio del fuoco Agni, capace di scagliare frecce inesauribili.
Nella guerra del Mahabharata, Arjuna è il principale campione dei Pandava: affronta e uccide guerrieri temibili come il nonno Bhishma e il maestro Drona, oltre al rivale Karna in un duello carico di tensione fraterna mai rivelata ad Arjuna stesso durante il combattimento. La sua vittoria finale, ottenuta seguendo il consiglio di Krishna anche quando contrario ai propri istinti, sancisce il trionfo dei Pandava e la restaurazione dell’ordine cosmico sul regno.
Al di là della guerra, Arjuna è protagonista di episodi che ne arricchiscono il profilo umano: l’amore per Draupadi, moglie comune dei cinque fratelli, i matrimoni con altre donne durante l’esilio, e il rapporto controverso col figlio Babhruvahana. La sua parabola, dal dubbio esistenziale alla piena assunzione del proprio dharma sotto la guida di Krishna, resta uno dei modelli più studiati di eroismo interiore nella letteratura religiosa mondiale.
Arjuna è conosciuto anche con numerosi epiteti che ne riflettono le imprese e le qualità: Dhananjaya («il conquistatore della ricchezza»), Partha («figlio di Pritha», sua madre Kunti), Gudakesha («il vincitore del sonno», per la sua disciplina ascetica). Uno degli episodi più struggenti legati a lui è la morte del figlio Abhimanyu, intrappolato e ucciso ingiustamente nella formazione militare a spirale (chakravyuha) durante la guerra: un lutto che spinge Arjuna a giurare vendetta contro il generale nemico Jayadratha, responsabile della sua morte, e che aggiunge un ulteriore strato di tragedia personale al già complesso tessuto morale del Mahabharata.
