Presso i Lakota (Sioux), Wakan Tanka non è un dio nel senso in cui lo intendono molte tradizioni politeiste, con un corpo, un nome proprio e una biografia di gesta: è piuttosto la sacralità stessa che permea ogni cosa esistente, un principio diffuso spesso tradotto come “Grande Spirito” o, più fedelmente, “Grande Mistero”.
Il termine wakan indica ciò che è sacro, potente o misterioso, e tanka significa “grande”: prima del contatto con i missionari cristiani europei, i Lakota non usavano Wakan Tanka per indicare un singolo essere supremo e personale, ma piuttosto un insieme, o un’organizzazione, di entità ed energie sacre le cui vie restano fondamentalmente misteriose e non del tutto conoscibili dall’intelletto umano. Solo in tempi più recenti, sotto l’influenza del pensiero religioso occidentale, il concetto ha talvolta assunto tratti più vicini a quelli di una divinità unica e personificata.
Secondo la visione lakota, poiché ogni essere — umano, animale, pianta, pietra, montagna o fiume — nasce dalla stessa fonte sacra, tutte le cose sono imparentate tra loro in un’unica grande famiglia cosmica: questa parentela universale è racchiusa nell’espressione cerimoniale Mitákuye Oyás’iŋ, “tutti i miei parenti”, pronunciata alla fine di quasi ogni preghiera e cerimonia lakota per riconoscere il legame che unisce chi prega a ogni altra forma di vita e persino agli elementi apparentemente inanimati del mondo.
Wakan Tanka non abita un singolo luogo né si manifesta con un volto riconoscibile: la sua presenza è piuttosto rintracciabile nella potenza del tuono, nella vastità del cielo, nella forza vitale che scorre negli animali e nelle piante, e in ogni fenomeno che ispiri timore reverenziale o meraviglia. Le cerimonie sacre dei Lakota, tra cui la danza del sole e l’uso della pipa sacra, sono concepite come modi per entrare in relazione diretta con questa presenza diffusa, più che come atti di supplica rivolti a una singola figura antropomorfa collocata al di sopra del mondo.
Un principio sacro diffuso, impersonale e presente in ogni cosa esistente, piuttosto che un singolo essere con volto e biografia propri, trova un termine di paragone parziale nella tradizione persiana zoroastriana con Ahura Mazda, la cui natura di “Signore della Saggezza” è anch’essa concepita come principio cosmico supremo di verità e ordine: la differenza resta però sostanziale, poiché Ahura Mazda è un essere singolo, increato e personale con volontà propria, mentre Wakan Tanka, nella sua formulazione più autenticamente lakota, resta un mistero diffuso e plurale, refrattario a ogni tentativo di ridurlo a un’unica entità definita.
Il concetto di Wakan Tanka ha attraversato profonde trasformazioni nel corso dei secoli, complicate ulteriormente dalle traduzioni cristiane che tendevano a semplificarlo in un equivalente del Dio biblico: oggi molti Lakota e studiosi lakota insistono nel restituire al termine la sua ambiguità e pluralità originarie, ricordando che la sua forza sta proprio nel resistere a una definizione unica e chiusa, in coerenza con l’idea stessa di “Grande Mistero” che il nome porta con sé.
Anche il modo in cui gli esseri umani si rivolgono a Wakan Tanka riflette questa natura plurale: la pipa sacra stessa, secondo la tradizione lakota portata al popolo da White Buffalo Calf Woman, è concepita come uno strumento capace di collegare chi prega a tutte le direzioni cardinali, alla terra e al cielo contemporaneamente, non a un singolo punto di ascolto celeste, incarnando fisicamente l’idea che il sacro non risieda in un luogo unico, ma sia distribuito ovunque nello spazio e nella vita quotidiana del popolo.
La testimonianza etnografica raccolta all’inizio del Novecento dal medico e antropologo James R. Walker presso l’informatore lakota George Sword offre la classificazione più dettagliata mai registrata di Wakan Tanka: sedici entità distinte, raggruppate in quattro categorie di quattro potenze (i Tobtob Kin, le “Quattro volte Quattro”), tra cui il Sole, il Cielo, la Terra e la Roccia come potenze superiori, e i Wakinyan, gli Uccelli del Tuono, tra le potenze associate della categoria immediatamente successiva. Questo sistema, per quanto ordinato in apparenza, non contraddice la natura fondamentalmente misteriosa di Wakan Tanka: lo stesso Walker annotò che i suoi informatori lakota consideravano la classificazione un tentativo di rendere comunicabile a un osservatore esterno ciò che restava, nella pratica religiosa quotidiana, un’esperienza indivisa e non elencabile. Anche la pipa sacra portata da White Buffalo Calf Woman, descritta nella fonte The Sacred Pipe, viene presentata come un dono che permette di entrare in relazione con questa totalità sacra senza doverla scomporre nelle sue componenti separate.
