Periodo storico
Cosmologia orale lakota, registrata da James R. Walker tramite George Sword (fine XIX - inizio XX secolo)
Fonti
James R. Walker, Lakota Belief and Ritual (racc. fine '800-inizio '900)

Wakinyan

Wakíŋyaŋ
Esseri sacri lakota che governano tuono e lampo, in eterna tensione cosmica con i poteri delle acque sotterranee.

Presso i Lakota (Sioux occidentali) delle Grandi Pianure, i Wakinyan — spesso resi in italiano come “Uccelli del Tuono” o Thunderbirds — sono esseri sacri che governano il tuono, il lampo e la tempesta, e che nella cosmologia registrata dall’etnografo James R. Walker attraverso l’informatore lakota George Sword occupano un posto tra le divinità superiori della categoria dei Tobtob Kin, le “Quattro volte Quattro” potenze che strutturano l’universo lakota.

I Wakinyan risiedono simbolicamente a occidente e vengono descritti come esseri dall’aspetto composito e mutevole, privi di una forma fissa e unica: hanno ali enormi il cui battito produce il tuono, occhi che emettono il lampo quando si aprono e si chiudono, e sono spesso rappresentati senza volto visibile, poiché guardarli direttamente sarebbe pericoloso per un essere umano. La loro funzione cosmica principale è mantenere l’equilibrio tra il cielo e le acque sotterranee, ritenute abitate da esseri serpentiformi e ostili come Unktehi: il conflitto perenne tra i poteri del cielo tonante e quelli delle acque profonde è uno dei grandi assi narrativi della cosmologia lakota, e le tempeste vengono lette come momenti in cui questa tensione si manifesta concretamente nel mondo visibile.

Un legame particolarmente stretto unisce i Wakinyan alla figura del heyoka, l’uomo sacro “contrario” che agisce in modo capovolto rispetto alle convenzioni sociali — piangendo quando altri ridono, camminando all’indietro, vestendosi in modo grottesco nel freddo. Diventare heyoka non è una scelta: è la conseguenza obbligata di aver ricevuto in sogno una visione dei Wakinyan stessi, un’esperienza considerata così potente e destabilizzante da richiedere, per essere neutralizzata, che il visionario adotti pubblicamente un comportamento comico e contraddittorio, in una sorta di valvola di sicurezza rituale riconosciuta e rispettata dall’intera comunità.

Le pipe cerimoniali, gli scudi di guerra e i copricapi lakota portano frequentemente il simbolo stilizzato del Wakinyan — spesso una linea a zigzag che rappresenta il lampo, affiancata da forme alari — a invocarne la protezione e la forza in battaglia; anche l’associazione simbolica con il cavallo “pezzato” (dalle macchie che ricordano nuvole temporalesche) rientra in questo campo di riferimenti, ed è alla base di alcune tra le più note rappresentazioni artistiche lakota del Wakinyan giunte fino a noi.

Come divinità legate al ciclo delle grandi tempeste estive delle Pianure — fenomeni tanto vitali per portare la pioggia quanto pericolosi per la loro violenza improvvisa — i Wakinyan condividono con il potente Wakan Tanka, il Grande Mistero che permea l’intera realtà lakota, la stessa natura ambivalente: forza generatrice e insieme distruttiva, mai completamente addomesticabile né riducibile a una spiegazione univoca, proprio come il cielo che d’estate può nutrire la prateria di pioggia o incendiarla con un fulmine nello stesso pomeriggio.

Gli anziani lakota distinguono spesso quattro Wakinyan principali, uno per ciascuna direzione cardinale, ciascuno associato a un colore e a un grado di potenza decrescente da ovest verso est: il Wakinyan occidentale, il più antico e temuto, è quello che compare più spesso nelle visioni e nei racconti di guerra. Colpire un albero con un fulmine, trovare una pietra dalla forma insolita dopo un temporale, o osservare uno sciame di cavallette prima di un rovescio improvviso venivano tutti letti come segni tangibili del passaggio dei Wakinyan sulla terra, e ancora oggi alcune cerimonie lakota, come la danza del sole, includono riferimenti rituali a questi esseri come garanti dell’equilibrio tra la forza distruttiva della tempesta e la fertilità che la pioggia porta con sé sulle praterie.

Nella cosmologia lakota i Wakinyan trovano un antagonista cosmico speculare nell’Uŋktehi, il grande serpente o mostro cornuto delle acque profonde che dimora nei fiumi e nei laghi delle Grandi Pianure: le battaglie tra le potenze del cielo e quelle sommerse, spesso evocate per spiegare un fulmine che colpisce l’acqua o una piena improvvisa dopo un temporale, ricalcano uno schema cosmologico — l’opposizione tra un potere alato del cielo e un potere cornuto delle acque — condiviso, con figure locali proprie, da molti popoli nordamericani non lakota: è il caso, tra le tradizioni dei Grandi Laghi qui raccolte, del Mishipeshu ojibwe, spirito guardiano delle acque che occupa nel proprio pantheon regionale un ruolo strutturalmente analogo a quello dell’Uŋktehi nel pensiero lakota.

Dettagli
Tipologia
Mostro
Habitat
Poteri e abilità
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Aspetto fisico
Tipo di creatura
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