Vidar è, nella mitologia norrena, il dio del silenzio e della vendetta, figlio di Odino e della gigantessa Grid, descritto come secondo per forza solo a Thor tra tutti gli dèi Æsir, nonostante il suo ruolo discreto e poco appariscente nelle fonti norrene.
Il suo compito cosmico più importante è previsto per il giorno del Ragnarök: secondo la profezia, dopo che Odino verrà inghiottito dal lupo Fenrir, sarà proprio Vidar a vendicare immediatamente il padre, affrontando la belva e uccidendola calpestandone la mascella inferiore con uno stivale magico.
Questo stivale, secondo l’Edda in prosa, è fatto di tutti i ritagli di pelle scartati dai calzolai nel corso della storia umana: un dettaglio che suggerisce come ogni piccolo atto umano, anche il più insignificante scarto quotidiano, contribuisca in qualche modo misterioso al destino cosmico finale.
La sopravvivenza di Vidar allo stesso Ragnarök, insieme a pochi altri dèi come Vali, lo colloca tra le divinità destinate a popolare il mondo rinnovato dopo la catastrofe apocalittica, garantendo una continuità divina tra l’ordine cosmico distrutto e quello che sorgerà dalle sue ceneri.
L’etimologia del nome
Il nome Vidar deriva probabilmente dall’antico norreno vidr, “ampio” o “vasto”, un’etimologia coerente con la sua natura di divinità silenziosa ma di portata cosmica enorme: pur comparendo raramente nei racconti norreni, il suo intervento decisivo al Ragnarök lo rende uno degli dèi il cui destino pesa di più sull’esito finale della battaglia cosmica.
Un abitante del mondo nuovo
Insieme a Vali, Baldr e Hod, Vidar è tra le poche divinità destinate a sopravvivere alla distruzione del Ragnarök e a popolare il mondo rinnovato che sorgerà dalle ceneri di quello vecchio: la sua sopravvivenza, unita al suo carattere silenzioso e misurato, lo rende agli occhi di alcuni interpreti moderni un simbolo della giustizia paziente che, pur agendo raramente, alla fine prevale sempre.
Il culto di Vidar, per quanto meno documentato rispetto a quello di divinità come Odino o Thor, sembra essere stato particolarmente antico e diffuso: alcuni toponimi scandinavi contenenti il suo nome, individuati soprattutto in Norvegia, suggeriscono che gli fossero dedicati luoghi di culto specifici, forse legati proprio al tema del silenzio e della vendetta differita che caratterizza la sua figura mitologica, in contrasto con la natura più rumorosa e bellicosa di altre divinità della guerra.
Il carattere taciturno di Vidar viene spiegato dalle fonti come una qualità funzionale al proprio ruolo escatologico: proprio perché non si esprime mai con discorsi o vanterie, la sua azione risolutiva al momento del Ragnarök assume un valore quasi rituale, un atto di giustizia silenziosa e ineluttabile che compensa simbolicamente il chiasso e il caos generale della battaglia finale tra dèi e mostri, restituendo un senso di ordine attraverso un gesto tanto semplice quanto definitivo.
