Nella cosmologia Yolngu dell’Arnhem Land orientale, i Djanggawul sono due sorelle e un fratello che, all’alba dei tempi, salparono in canoa dall’isola mitica di Baralku, la dimora degli spiriti, seguendo la stella del mattino verso la costa dell’Australia settentrionale. Portavano con se sacche cerimoniali contenenti gli oggetti sacri (rangga) necessari a fondare la vita rituale e sociale di ogni futuro clan, e il loro viaggio lungo la costa e nell’entroterra e ricordato come l’atto che ha dato forma al paesaggio e alla legge di questa regione.
Durante il cammino, le due sorelle Djanggawul avrebbero generato, in successione, le persone dei diversi gruppi della regione, lasciandole nei luoghi che oggi costituiscono i territori dei rispettivi clan: ogni sosta della canoa, secondo la tradizione, corrisponde a un punto preciso del paesaggio e all’origine di un gruppo specifico, in un percorso che collega geografia, discendenza e diritto alla terra in un’unica narrazione continua.
Il fratello Djanggawul, secondo alcune versioni della narrazione, tento a un certo punto di impossessarsi in modo esclusivo degli oggetti sacri portati dalle sorelle: l’episodio, ricordato nei canti cerimoniali Yolngu, e spesso interpretato come racconto d’origine della attuale distribuzione dei ruoli rituali tra uomini e donne, oggi diversa da quella del tempo della creazione.
Il viaggio dei Djanggawul, guidato dalla stella del mattino, li accosta ad altre grandi narrazioni di viaggio fondativo del continente: come Eingana genera la vita attraverso un processo corporeo continuo, i Djanggawul la distribuiscono nello spazio attraverso un percorso fisico, tappa dopo tappa, rendendo la geografia stessa dell’Arnhem Land una registrazione diretta del loro cammino. A differenza di Baiame, che stabilisce la legge da una posizione celeste e distante, i Djanggawul restano figure di viaggio in terra, la cui autorita deriva dall’aver fisicamente attraversato e nominato ogni luogo.
La narrazione dei Djanggawul e stata documentata in modo esteso dall’antropologo Ronald Berndt a meta del Novecento in collaborazione con i custodi Yolngu della tradizione, e resta oggi parte attiva della vita cerimoniale della regione; le informazioni qui riportate riguardano solo gli elementi gia pubblicati in sede accademica, senza entrare nei dettagli degli oggetti e dei canti riservati ai soli iniziati.
Il mito dei Djanggawul appartiene a un genere diffuso nelle tradizioni costiere dell’Arnhem Land, quello del viaggio in canoa come atto fondativo: la canoa stessa, giunta a riva e poi trasformatasi secondo alcune versioni in un elemento del paesaggio, diventa un ulteriore segno permanente lasciato dal passaggio degli antenati, allo stesso modo in cui altre tradizioni del continente affidano alla roccia o all’acqua la memoria fisica del tempo della creazione.
