Periodo storico
Attestato nello Shahnameh di Ferdowsi (X-XI secolo d.C.)
Fonti
Ferdowsi, Shahnameh

Div-e Sepid

Dīv-e Safīd
Possente demone bianco signore della regione di Mazandaran, sconfitto dall'eroe Rostam durante il sesto dei Sette Travagli narrati nello Shahnameh.

Il Div-e Sepid, il Demone Bianco, è una delle creature più temibili dell’intero bestiario dell’epica persiana: un possente demone dalla pelle candida, dotato di forza sovrumana e di poteri magici oscuri, che governa come signore assoluto la remota regione montuosa di Mazandaran, avvolta secondo la tradizione da fitte nebbie e popolata da streghe, mostri e creature soprannaturali ostili al genere umano.

Secondo lo Shahnameh di Ferdowsi, il Div-e Sepid compare come l’antagonista principale del sesto dei Sette Travagli, Haft Khan, affrontati dall’eroe Rostam durante la sua missione per liberare il sovrano Kay Kavus e il suo esercito, caduti prigionieri nella regione di Mazandaran dopo essere stati accecati da un incantesimo magico scagliato proprio dal demone: per raggiungere la sua tana, situata in una caverna profonda e oscura ai confini del mondo conosciuto, Rostam dovette affrontare da solo un viaggio pieno di insidie, superando prove che misero a dura prova tanto la sua forza fisica quanto la sua astuzia.

Il combattimento finale tra Rostam e il Div-e Sepid viene descritto dallo Shahnameh come uno scontro di proporzioni titaniche, in cui l’eroe, pur ferito gravemente, riesce infine ad avere la meglio sul demone, uccidendolo e strappandogli il cuore: secondo la leggenda, fu proprio il sangue del cuore del Demone Bianco, applicato sugli occhi del sovrano prigioniero e dei suoi guerrieri, a restituire loro miracolosamente la vista perduta, permettendo la liberazione dell’intero esercito iranico dalla prigionia di Mazandaran.

La figura del Div-e Sepid, al di là del suo ruolo specifico nell’episodio dei Sette Travagli, rappresenta all’interno della più ampia cosmologia zoroastriana una delle manifestazioni più dirette della categoria dei div, demoni al servizio di Angra Mainyu incaricati di diffondere caos, malattia e menzogna nel mondo materiale: la sua sconfitta per mano di Rostam si inserisce così nel più vasto motivo narrativo, ricorrente in tutta la mitologia persiana, della lotta perpetua tra i campioni della verità e le forze oscure della corruzione cosmica.

Dal punto di vista simbolico, il Div-e Sepid incarna in modo particolarmente diretto la categoria dei div, termine avestico che designava originariamente antiche divinità del pantheon indoiranico precedente alla riforma zoroastriana, progressivamente reinterpretate dalla nuova teologia come demoni al servizio delle forze della menzogna: questo processo di demonizzazione di divinità più antiche, comune a diverse tradizioni religiose in fase di riforma, contribuisce a spiegare perché i div dell’epica persiana, pur mantenendo tratti di potenza quasi divina, siano sistematicamente presentati come nemici da sconfiggere piuttosto che come entità da venerare. La vittoria di Rostam sul Div-e Sepid, proprio per questo, assume un significato che travalica il semplice scontro fisico tra un eroe e un mostro, configurandosi come un episodio paradigmatico della più ampia vittoria della nuova ortodossia zoroastriana sulle forze di un passato religioso ormai ritenuto oscuro e pericoloso, un tema che ricorre con notevole frequenza in diversi episodi dell’intero Shahnameh.

Dettagli
Tipologia
Habitat
Poteri e abilità
Punti deboli
Aspetto fisico
Tipo di creatura
Voci correlate
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