Cabracán, il cui nome significa “Terremoto” o “Colui che scuote la terra” in lingua K’iche’, è il gigante distruttore delle montagne narrato nel Popol Vuh, figlio del dio arrogante Vucub Caquix e fratello minore di Zipacná, con cui condivide una natura tracotante che li rende bersaglio delle punizioni esemplari inflitte dagli eroi gemelli Hunahpú e Ixbalanqué.
Il Popol Vuh descrive Cabracán come un essere di forza smisurata, capace di scuotere le montagne più imponenti con un semplice calcio o colpo di mano, vantandosi apertamente di poter distruggere qualunque vetta gli venisse indicata; questa vanteria, identica nello spirito a quella del padre Vucub Caquix (che si proclamava sole e luna) e del fratello Zipacná (che si vantava di aver creato le montagne), costituisce il filo conduttore di una famiglia di giganti puniti per la loro superbia cosmica.
Gli eroi gemelli architettarono per Cabracán un inganno elaborato quanto quello riservato al fratello: gli offrirono un uccello arrostito il cui condimento era in realtà terra mescolata a un potente veleno, presentato come normale spezia da cucina; il gigante, ingannato dall’aspetto innocuo del pasto, lo divorò senza sospetti, indebolendosi progressivamente fino a perdere completamente le forze.
Una volta privato della sua energia, Cabracán fu facilmente legato e condotto dai gemelli fino a una montagna, dove venne sepolto vivo nella terra stessa che tanto amava scuotere: un destino di sepoltura che chiude simbolicamente il ciclo, poiché il gigante che minacciava di sconvolgere il suolo viene infine reso parte immobile e silenziosa di esso.
La sconfitta di Cabracán, insieme a quelle del padre e del fratello, segna nel Popol Vuh il passaggio da un’era dominata da forze primordiali caotiche e arroganti a un ordine cosmico più stabile, preparando il terreno mitologico per la successiva creazione degli esseri umani veri e propri, plasmati dal mais e dotati di umiltà verso gli dèi.
Gli studiosi leggono nel mito di Cabracán anche una spiegazione eziologica dei terremoti, fenomeno naturale frequente e temuto nell’area vulcanica dell’altopiano guatemalteco: la sua sconfitta e sepoltura rappresentano simbolicamente il contenimento di una forza tellurica che, pur domata dagli eroi civilizzatori, resta latente sotto la superficie della terra, pronta a manifestarsi nuovamente.
Il trio di giganti puniti (Vucub Caquix, Zipacná e Cabracán) viene spesso letto dagli antropologi come rappresentazione simbolica delle tre grandi forze naturali temute nell’area maya: il sole e la luna usurpati dalla vanità del padre, le montagne stesse rivendicate dal primo figlio, e i terremoti che le scuotono attribuiti al secondo; un trittico che riassume la potenza tellurica e celeste del paesaggio mesoamericano, infine ricondotta sotto il controllo dell’ordine divino stabilito dagli eroi civilizzatori.
