Il taijitu, comunemente noto in Occidente come simbolo dello yin e dello yang, rappresenta due metà a spirale, una nera (yin) e una bianca (yang), ciascuna contenente al proprio interno un piccolo cerchio del colore opposto: la figura visualizza l’idea cosmologica cinese secondo cui ogni forza contiene già in sé il germe del proprio opposto, e che l’universo intero nasce dall’interazione dinamica e mai statica tra questi due principi complementari piuttosto che antagonisti.
Nella cosmogonia cinese più antica, il Taiji (‘polarità suprema’) si separa dall’indifferenziato Wuji originario generando yin e yang, da cui derivano a loro volta i cinque elementi (wu xing: legno, fuoco, terra, metallo, acqua) e infine i diecimila esseri che compongono il mondo manifesto: yin rappresenta convenzionalmente l’oscurità, la quiete, il femminile e la terra, yang la luce, il movimento, il maschile e il cielo, ma nessuno dei due termini implica una gerarchia morale di superiorità sull’altro.
Il simbolo, sistematizzato graficamente nella sua forma attuale dai filosofi neoconfuciani della dinastia Song (960-1279 d.C.) come illustrazione del Taijitu shuo di Zhou Dunyi, precede e informa concetti applicati poi in medicina tradizionale cinese, feng shui, arti marziali come il tai chi (che ne prende il nome) e nell’I Ching, il Libro dei Mutamenti, dove le combinazioni di linee yin e yang generano gli otto trigrammi (bagua) e i sessantaquattro esagrammi usati per la divinazione.
Il taijitu compare oggi persino sulla bandiera nazionale della Corea del Sud, in una versione a due sole metà priva dei cerchi interni, testimonianza di quanto la cosmologia yin-yang abbia superato i confini della sola tradizione cinese per diventare patrimonio simbolico condiviso in tutta l’Asia orientale.
Questo simbolo è collegato anche a Il Fenghuang e Qilin.
Le origini cosmogoniche e la codificazione nei trigrammi
La separazione tra yin e yang trova la propria narrazione mitica più celebre nel racconto di Pangu e la creazione del mondo: nel caos primordiale simile a un uovo, il gigante Pangu separa con un colpo d’ascia le componenti pesanti e torbide, che sprofondano formando la terra yin, da quelle leggere e limpide, che si innalzano formando il cielo yang, dando così origine fisica e narrativa alla stessa polarità che il taijitu rappresenterebbe poi in forma grafica e filosofica.
Fu invece la divinità culturale Fuxi, secondo la tradizione, a osservare per primo i pattern dell’interazione tra yin e yang in natura e a codificarli negli otto trigrammi (bagua), le combinazioni di linee spezzate e intere che costituiscono ancora oggi la base simbolica dell’intera divinazione cinese classica: in questo modo il taijitu non resta un’astrazione puramente cosmologica, ma diventa il principio generatore di un intero sistema di conoscenza pratica trasmesso fino all’epoca moderna.
