Periodo storico
Folklore slavo, IX-XX secolo
Fonti
Etnografia e archeologia slava, ricostruzione comparata

L’Ascia di Perun

Топор Перуна
Amuleto a forma di piccola ascia, il simbolo più diffuso del culto di Perun.

L’ascia di Perun è l’amuleto più diffuso e archeologicamente attestato del paganesimo slavo orientale: piccole asce miniaturizzate in bronzo o ferro, portate al collo come ciondolo, sono state ritrovate in decine di siti funerari e insediamenti dell’antica Rus’ fra il IX e l’XI secolo, spesso in contesti che suggeriscono un uso sia decorativo sia apotropaico, di protezione contro il male.

La forma dell’ascia richiama direttamente l’arma con cui Perun, nella ricostruzione mitologica moderna basata su fonti indirette, avrebbe scagliato i suoi fulmini contro il serpente-avversario ctonio: un parallelo diretto con il martello Mjölnir di Thor nella mitologia norrena, entrambi simboli di un dio del tuono indoeuropeo che usa un’arma da lancio o percussione contro un nemico serpentiforme, e in entrambe le culture riprodotti come amuleti popolari.

A differenza del martello norreno, tuttavia, non esiste una fonte slava che descriva esplicitamente l’aspetto o il nome dell’arma di Perun: la sua identificazione con l’ascia deriva soprattutto dal ritrovamento sistematico di questi amuleti in contesti associabili al culto del dio del tuono, oltre che da confronti comparativi con altre divinità del fulmine indoeuropee, rendendo l’attribuzione plausibile ma non certa quanto quella norrena.

Gli amuleti a forma di ascia venivano indossati soprattutto da guerrieri e cacciatori, in cerca della protezione e della forza associate a Perun come divinità della sovranità guerriera; alcuni esemplari presentano incisioni di ruote solari o motivi a raggiera, rafforzando il legame simbolico fra il fulmine, il fuoco celeste e la ruota del sole nella cosmologia slava.

Dopo la cristianizzazione della Rus’ nel 988, il culto esplicito di Perun fu soppresso, ma gli amuleti ad ascia continuarono a essere prodotti e indossati per secoli come oggetti di protezione popolare, in un fenomeno di sincretismo silenzioso simile a quello osservato per molti altri simboli pagani europei sopravvissuti sotto forma di superstizione folclorica dopo la conversione ufficiale.

Gli storici dell’archeologia slava distinguono due varianti principali degli amuleti ad ascia ritrovati negli scavi: un tipo più antico e semplice, a lama larga e corta, diffuso nell’VIII-IX secolo lungo le rotte commerciali variago-bizantine, e un tipo successivo più elaborato, decorato con motivi a treccia o a raggiera solare, tipico dei secoli X-XI e più direttamente associabile a un uso rituale piuttosto che puramente ornamentale. La distribuzione geografica di questi ritrovamenti, concentrata soprattutto lungo il corso del fiume Dnepr e nei pressi degli antichi centri di potere come Kiev, ha permesso agli archeologi di tracciare con una certa precisione l’estensione geografica del culto di Perun prima della cristianizzazione ufficiale della Rus’.

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