Periodo storico
Fonti
Ciclo demotico di Setne Khamwas (Setne II, papiro tolemaico)

Si-Osiri e il viaggio nell’aldilà

Setne II
Il figlio prodigio Si-Osiri conduce Setne Khamwas nel Duat, mostrandogli che la bilancia di Maat pesa le azioni, non le ricchezze del defunto.

Con gli anni, Setne Khamwas ottiene finalmente, dopo lunghe preghiere agli dèi, un figlio: Si-Osiri, un bambino che fin dalla più tenera età dimostra una sapienza incompatibile con la sua età, leggendo formule sacre che nessuno gli ha insegnato e correggendo i sacerdoti più anziani nelle dispute rituali. Setne, ormai temperato dall’umiliazione subita con il Libro di Thot, osserva il figlio con un misto di orgoglio e inquietudine, sospettando che quella sapienza non sia interamente umana.

Un giorno, padre e figlio assistono dalla riva del Nilo a due cortei funebri che scendono verso la necropoli nello stesso momento: uno sontuoso, con pianti rituali, incensi e una folla di dignitari al seguito di un ricco appena morto; l’altro dimesso, il corpo di un povero avvolto in una semplice stuoia, portato da un solo servo senza accompagnamento. Setne commenta ad alta voce di preferire, per sé, il destino del ricco onorato piuttosto che quello del povero dimenticato. Si-Osiri gli risponde che vedrà con i propri occhi quale dei due meriti davvero invidia, e lo conduce, con una formula magica appresa in sogno, fino alle sale del giudizio nel Duat.

Nell’aldilà, Setne assiste alla pesatura del cuore di entrambi gli uomini sulla bilancia di Maat. Trova il povero, che in vita non possedeva nulla ma non aveva mai fatto torto ad alcuno, seduto in vesti di lino fine accanto a Osiride stesso, ricompensato per una vita di rettitudine nonostante la miseria. Il ricco, invece, lo scopre in un tormento perpetuo: il perno della porta della sala del giudizio gira senza sosta nel suo occhio destro, una punizione precisa e proporzionata a un’esistenza di ricchezza costruita sull’ingiustizia verso chi aveva meno di lui.

Si-Osiri spiega al padre che la bilancia di Maat non pesa l’oro delle bare né la lunghezza dei cortei, ma soltanto la somma delle azioni buone e cattive di una vita: chi muore povero ma giusto viene accolto fra i beati, chi muore ricco ma ingiusto sconta la propria colpa qualunque sia stato lo sfarzo della sepoltura. Setne, che aveva già imparato con il Libro di Thot il prezzo dell’orgoglio intellettuale, riceve ora la lezione complementare sull’orgoglio della ricchezza, e torna in superficie mutato nel giudizio su cosa renda davvero degna una vita.

Poco dopo questo viaggio, Si-Osiri rivela al padre la propria vera natura: non è un figlio ordinario concesso dagli dèi, ma lo spirito di un grande sapiente rimandato sulla terra per una missione precisa, ormai compiuta. Si congeda da Setne senza clamore, dissolvendosi come era apparso, lasciando il padre a un tempo privato del figlio e arricchito da un insegnamento che nessun libro di magia avrebbe potuto impartirgli: la giustizia dell’aldilà non si compra, e la vera eredità di un sapiente non è il potere che accumula, ma la lezione che lascia a chi resta.

Il ciclo di Setne resta, nel suo complesso, la storia di un uomo colto messo due volte alla prova dalla propria stessa sapienza: prima punito per aver sottratto agli dèi un sapere che non gli spettava, poi istruito da un figlio più saggio di lui su cosa quel sapere dovesse davvero servire. Le due vicende, quella del Libro di Thot e quella del viaggio nel Duat, si leggono in sequenza come un’unica parabola sul limite della conoscenza umana: utile se usata con misura, pericolosa se inseguita per vanità o per accumulo di potere fine a se stesso.

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