“La caccia alla Žar-ptica” è una delle skazke russe più note, raccolta da Aleksandr Afanas’ev nella sua monumentale antologia e conosciuta anche come “Il principe Ivan, la Žar-ptica e il Lupo grigio”. Il racconto si apre con un furto ricorrente: ogni notte, qualcuno sottrae le mele d’oro dal giardino dello zar, finché il sovrano non decide di mandare a turno i suoi tre figli a sorvegliarlo e scoprire il colpevole.
I due fratelli maggiori si addormentano durante la veglia, ma il più giovane, il principe Ivan, resta sveglio e scorge finalmente la Žar-ptica intenta a beccare i frutti dorati. Riesce ad afferrarla per la coda, ma l’uccello si divincola e fugge, lasciandogli in mano solo una piuma incandescente: un dettaglio che, da solo, basta a innescare l’intera avventura successiva, perché lo zar, vista la piuma, ordina a Ivan di catturare l’uccello vivo o di non fare più ritorno a corte.
Da qui il racconto si sviluppa come una tipica “quest” fiabesca a tappe: Ivan, partito da solo, incontra un lupo grigio che uccide il suo cavallo ma, per rimediare, decide di aiutarlo nell’impresa, portandolo in groppa di tappa in tappa. È il lupo, infatti, a permettere a Ivan di rubare la Žar-ptica dalla gabbia d’oro di un secondo zar, poi il Cavallo dalla criniera d’oro da un terzo regno, e infine di conquistare la mano della principessa Elena la Bella: ogni oggetto del desiderio, una volta ottenuto, genera immediatamente la tentazione di infrangere una regola (toccare la gabbia dorata, la briglia d’oro) che il protagonista puntualmente infrange, complicando la trama.
Il motivo del lupo aiutante, capace di parlare e di guidare l’eroe attraverso prove successive, è uno dei più studiati della fiabistica russa: Vladimir Propp lo colloca tra le funzioni ricorrenti del racconto meraviglioso, come esempio di “donatore” che fornisce all’eroe i mezzi per superare ostacoli altrimenti insormontabili. Il finale del racconto vede spesso i fratelli maggiori di Ivan tradirlo, uccidendolo per appropriarsi dei suoi trofei, salvo che il lupo grigio (o un’acqua della vita e della morte) lo riporta in vita, permettendogli di tornare a corte e smascherare l’inganno.
Al di là delle varianti regionali, il racconto condensa in sé diversi temi cari alla fiaba russa: il valore del fratello minore, spesso sottovalutato ma capace di successo dove i maggiori falliscono; l’aiutante magico animale come vero motore dell’azione più che l’eroe stesso; e l’oggetto luminoso e desiderabile — qui la Žar-ptica — come innesco di un viaggio che finisce per rivelare più sul carattere dei personaggi che sull’uccello in sé.
Il racconto, trasmesso principalmente attraverso la raccolta Narodnye russkie skazki di Afanas’ev, ha ispirato adattamenti teatrali e musicali ben oltre il contesto russo, contribuendo non poco a rendere la Žar-ptica una delle immagini più riconoscibili del folclore slavo a livello internazionale.
