Periodo storico
Manoscritti medievali irlandesi
Fonti
Aislinge Óenguso; Lebor na hUidre

Il sogno di Aengus

Aislinge Óenguso

Aengus Óg, figlio del Dagda e della dea del fiume Boann, è tra le figure più liriche del pantheon dei Tuatha Dé Danann, associato all’amore giovanile, alla bellezza e alla poesia. Il racconto della sua vicenda più celebre, noto come Aislinge Óenguso, “Il sogno di Aengus”, si apre con il dio tormentato da una visione ricorrente: ogni notte, nel sonno, gli appare una fanciulla di straordinaria bellezza, che suona per lui una musica capace di farlo addormentare più profondamente, e che scompare ogni volta al risveglio, lasciandolo in una condizione di desiderio struggente e crescente debolezza fisica, incapace di mangiare o di riposare come prima.

Preoccupata per il figlio, la madre di Aengus avvia ricerche in tutta l’Irlanda per identificare la donna del sogno, coinvolgendo il re Bodb Derg, sovrano del Sídh del Munster, che dopo un anno di ricerche la riconosce infine come Caer Ibormeith, figlia di Ethal Anbúail, un altro sovrano dell’Altro Mondo. La rivelazione porta con sé una complicazione sorprendente: Caer non è una donna in senso stabile, ma una creatura che vive alternando, anno dopo anno, la propria forma tra quella umana e quella di un cigno, una condizione che il padre non ha il potere di modificare e che rende l’unione con lei un’impresa che va ben oltre il semplice corteggiamento.

Per ottenere l’aiuto necessario a rintracciare e conquistare Caer, il Dagda stesso interviene in prima persona, recandosi presso il re Ailill e la regina Medb del Connacht, i cui domini confinano con il lago dove Caer trascorre la propria esistenza in forma di cigno durante l’anno alterno. Solo dopo complesse trattative e la minaccia di un conflitto armato tra i regni coinvolti, Aengus riesce infine a raggiungere il lago nel momento propizio, riconosce Caer tra le centoquarantanove fanciulle-cigno che l’accompagnano, e si trasforma egli stesso in cigno per unirsi a lei: insieme, i due cantano una melodia così incantevole da addormentare l’intera provincia per tre giorni e tre notti, prima di volare via insieme verso la dimora di Aengus, il celebre tumulo di Newgrange sul fiume Boyne.

Il tema della trasformazione necessaria per raggiungere l’amato — Aengus che deve farsi cigno per unirsi a Caer nella sua stessa natura — riflette un motivo ricorrente nella mitologia irlandese, quello dell’unione tra il mondo umano e quello sovrannaturale che richiede sempre un attraversamento di confine, mai un semplice incontro alla pari. Newgrange stesso, la dimora che Aengus ottiene secondo un altro celebre episodio attraverso un sotterfugio linguistico ai danni del proprio padre Dagda, diventa così non solo il palazzo dell’amore ma anche, nell’immaginario irlandese, un luogo dove i confini tra le stagioni, tra la vita e la morte, e tra le forme si assottigliano fino a scomparire, proprio come nel Sídh abitato dagli stessi Tuatha Dé Danann dopo il ritiro dal potere terreno, il regno a cui appartenne anche Nuada.

La storia di Aengus e Caer, con la sua insistenza sulla musica come veicolo dell’amore e del sonno incantato, ha esercitato un’influenza duratura sulla letteratura irlandese successiva, ispirando tra gli altri il celebre componimento poetico “The Song of Wandering Aengus” di William Butler Yeats, che pur rielaborando liberamente il materiale mitico originario ne conserva il nucleo essenziale: un amore che si manifesta prima in sogno e solo poi, attraverso una ricerca faticosa e una trasformazione personale, nella realtà.

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