Periodo storico
Tradizione orale precoloniale
Fonti
Teuira Henry, Ancient Tahiti (1928); Martha Beckwith, Hawaiian Mythology (1940)

Hina e l’anguilla: l’origine della prima noce di cocco

Hina raua 'o Tuna
Il racconto di Hina e dell'anguilla Tuna, all'origine della prima palma da cocco.

Tra i racconti più diffusi dell’intera Polinesia vi è quello di Hina e dell’anguilla Tuna, un mito eziologico che spiega l’origine della noce di cocco e che, pur con varianti locali da Tahiti alle Hawaii fino alla Nuova Zelanda, mantiene ovunque lo stesso nucleo narrativo: il legame tra una figura femminile divina, un’anguilla innamorata e la nascita di una delle piante più preziose per la sopravvivenza dei popoli del Pacifico.

Nella versione tahitiana, Hina viveva presso un torrente dove ogni giorno si recava a raccogliere acqua e a lavarsi. Un giorno un’anguilla di nome Tuna, in realtà un dio trasformato, cominciò a sfiorarle le gambe nell’acqua. Hina, dapprima infastidita, scoprì col tempo che Tuna nutriva per lei un amore profondo, ma sapeva di non poter mai unirsi a lei nella sua forma di creatura acquatica. Tuna le rivelò allora un segreto: durante la prossima grande inondazione, si sarebbe lasciato morire e le avrebbe chiesto di tagliargli la testa e seppellirla nel terreno.

Hina, sconvolta ma fedele alla promessa fatta all’amico, seguì le istruzioni quando l’inondazione arrivò. Piantò la testa di Tuna nella terra umida vicino alla sua abitazione e per giorni tornò a innaffiarla e a piangere la sua perdita. Dal terreno germogliò lentamente un germoglio sottile che crebbe fino a diventare la prima palma da cocco mai apparsa sulla terra, un albero capace di fornire acqua da bere, polpa nutriente, fibra per le corde e legno per le case: un dono che racchiudeva in sé tutto ciò che Tuna avrebbe voluto offrire a Hina in vita.

Un dettaglio ricorrente in molte varianti del racconto, e spesso citato come prova della sua origine, riguarda l’aspetto stesso della noce di cocco: i tre fori scuri alla base del frutto vengono descritti come gli occhi e la bocca di Tuna, il volto dell’anguilla che continua a guardare il mondo da dentro il frutto nato dal suo sacrificio. Bere l’acqua di cocco, in questa lettura, equivale simbolicamente a bere dallo stesso corpo dell’amante trasformato, un’immagine che lega insieme amore, morte e nutrimento in un unico gesto quotidiano.

Il mito appartiene a un più ampio ciclo di storie su Hina diffuso in tutta la Polinesia, dove la figura assume nomi e ruoli leggermente diversi a seconda dell’arcipelago, ma resta quasi sempre associata alla luna, alle acque e alla trasformazione. In alcune tradizioni hawaiiane Tuna è invece presentato come figlio del dio del mare Tangaroa, un collegamento che rafforza il ruolo della palma da cocco come dono che attraversa il confine tra il regno marino e quello umano, proprio come accade in molti altri miti eziologici polinesiani legati alle piante coltivate.

Ancora oggi, in molte isole del Pacifico, offrire una noce di cocco a un ospite conserva un’eco di questo racconto: spezzarla e condividerne l’acqua è un gesto che richiama simbolicamente il dono che Tuna fece a Hina, un nutrimento nato dalla perdita e trasformato in atto di accoglienza. La pianta stessa, capace di attecchire spinta dalle correnti oceaniche su isole lontanissime dalla terraferma, è diventata nella cultura polinesiana l’immagine di un amore che continua a viaggiare e a germogliare ben oltre la fine della storia che lo ha generato.

Dettagli
Sintesi della trama
Hina si lega d'affetto all'anguilla-dio Tuna, che le chiede di seppellirne la testa dopo la morte: da essa nasce la prima palma da cocco.
Varianti del mito
Varianti tahitiane, hawaiiane e māori differiscono sull'identità e la parentela di Tuna, ma condividono il nucleo sacrificio-pianta
Morale e insegnamento
Il dono d'amore che si trasforma in nutrimento per l'intera comunità, oltre la perdita individuale.
Tipo di mito
Voci correlate
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