Periodo storico
Tradizione orale polinesiana, diffusa in varie forme (Tagaloa, Kanaloa) nelle isole del Pacifico
Tipologia
Divinità maggiore
Domini
Riferimenti
Come dio del mare è accostabile a Poseidone nella mitologia greca e a Yemoja nella tradizione yoruba.
Fonti
Tradizione orale maori; George Grey, Polynesian Mythology (1855); Tradizione orale maori e samoana; Teuira Henry, Ancient Tahiti (1928)

Tangaroa

Tangaroa
Tangaroa, dio polinesiano del mare e dei pesci, tra le maggiori divinità del pantheon maori.

Tangaroa è il dio del mare e di tutte le creature che lo abitano nella mitologia polinesiana, una delle divinità più venerate in tutto l’oceano Pacifico, dai Maori della Nuova Zelanda alle isole hawaiane, dove è conosciuto come Kanaloa.

Figlio di Ranginui e Papatuanuku, Tangaroa governa pesci, rettili marini e le correnti oceaniche, elementi fondamentali per popolazioni di navigatori e pescatori come quelle polinesiane, che dipendevano dal mare per sostentamento e per le grandi migrazioni tra le isole del Pacifico.

Secondo alcune tradizioni maori, Tangaroa entrò in conflitto con il fratello Tane quando quest’ultimo iniziò a usare gli alberi della foresta per costruire canoe destinate a solcare il suo dominio marino, un mito che riflette la tensione simbolica e pratica tra il mondo della foresta e quello del mare nella vita quotidiana polinesiana.

Il conflitto tra Tangaroa e Tane è la spiegazione mitica di un rapporto ecologico osservato: quando i fratelli si divisero i domini dopo la separazione dei genitori, i figli di Tangaroa e quelli di Tane si contesero i confini tra mare e foresta, e da allora il mare erode le coste e sommerge gli alberi mentre la foresta fornisce agli uomini le canoe e le reti con cui sottrarre al mare i suoi figli, i pesci. Per questo il taglio di un albero destinato a una waka richiedeva riti propiziatori verso entrambi, e la pesca comportava offerte a Tangaroa del primo pescato.

La sua estensione geografica lo colloca tra le divinità più diffuse dell’Oceania: è Tangaroa in Nuova Zelanda e alle Cook, Ta’aroa a Tahiti, Kanaloa alle Hawaii, Tagaloa a Samoa — dove però assume il rango di creatore supremo anziché di dio del mare, generando dal vuoto le isole e gli uomini. Questa variazione di rango tra arcipelaghi è uno dei dati su cui gli studiosi ricostruiscono le rotte della colonizzazione polinesiana e la cronologia relativa delle sue tradizioni. Nel calendario rituale hawaiano Kanaloa è invocato insieme a Kāne, e la coppia associa acqua salata e acqua dolce come poli complementari anziché come antagonisti.

Questa divinità è collegata anche a Hawaiki.

Nelle isole hawaiane, dove Tangaroa è venerato come Kanaloa, il dio del mare viene spesso associato non solo alla pesca e alla navigazione ma anche al mondo sotterraneo e agli spiriti dei defunti, un’estensione simbolica del suo dominio che riflette la percezione dell’oceano come confine tra il mondo dei vivi e regni ignoti al di là dell’orizzonte, un tema ricorrente in tutta la cosmologia del Pacifico dove il mare rappresentava tanto una via di sostentamento quanto una soglia verso l’ignoto.

La grande tradizione della navigazione polinesiana, che permise la colonizzazione di isole distanti migliaia di chilometri l’una dall’altra usando solo le stelle, le correnti e il volo degli uccelli come guida, veniva attribuita al favore di Tangaroa: i navigatori invocavano il dio prima di ogni spedizione oceanica, offrendogli parte del pescato e osservando rituali specifici per garantirsi mari calmi e un viaggio sicuro verso nuove terre, in una pratica religiosa strettamente intrecciata con la sopravvivenza stessa delle società insulari del Pacifico.

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