Periodo storico
Tradizione religiosa yoruba; storicamente identificato col quarto Alaafin (re) di Oyo
Tipologia
Divinità maggiore
Domini
Riferimenti
Come dio del tuono è accostabile a Thor della mitologia norrena e a Zeus di quella greca; venerato come Chango nella Santería cubana.
Fonti
Corpus Odu Ifa; tradizione orale yoruba di Oyo; Odu Ifa (corpus divinatorio orale); tradizione dinastica di Oyo

Shango

Ṣàngó
Shango, orisha yoruba del tuono e della giustizia regale, un tempo re di Oyo.

Shango è l’orisha del tuono, del fuoco e della giustizia regale nella religione yoruba, venerato come quarto Alaafin (re) del regno di Oyo prima di essere divinizzato dopo la sua morte. Simboleggiato da una doppia scure (oshe) e dal colore rosso, rappresenta la forza virile, la passione e il potere tempor Il suo dominio sul tuono lo colloca accanto ad altre grandi divinità della tempesta nel confronto Divinità del fulmine e della tempesta a confronto.ale.

Secondo la tradizione, Shango possedeva il potere di scagliare fulmini dalla bocca e utilizzava pietre di tuono cadute dal cielo come armi rituali; la sua natura impetuosa e talvolta tirannica gli costò infine il trono, e la leggenda narra che si sia impiccato a un albero di ayan, ascendendo poi al cielo per diventare l’orisha del tuono.

Sposato secondo il mito con tre potenti orisha fluviali, tra cui Oshun, Shango è patrono dei tamburi bata, della danza rituale e della giustizia sommaria contro bugiardi e ladri, ed è tra le divinità yoruba più diffuse anche nelle religioni afro-americane derivate, come la Santería cubana, dove è venerato come Chango.

Shango è l’unico grande orisha con una biografia dinastica: la tradizione lo identifica con il quarto alafin di Oyo, sovrano potente e collerico che avrebbe sperimentato incantesimi capaci di attirare il fulmine e, avendo così incenerito il proprio palazzo e la propria famiglia, si sarebbe impiccato a un albero per la vergogna. I suoi seguaci rifiutarono la versione del suicidio con la formula «Oba ko so», «il re non si è impiccato», sostenendo che fosse invece salito al cielo per una catena; da quella frase deriva il nome del santuario di Koso e il grido rituale ancora in uso.

Il suo culto è tra i più spettacolari dell’Africa occidentale. Il simbolo è l’oshe, l’ascia bipenne che ne indica la doppia capacità di colpire, e i suoi sacerdoti eseguono danze in cui portano sul capo recipienti di fuoco. Le pietre dei fulmini, le asce neolitiche rinvenute nei campi, sono raccolte e conservate come suoi strumenti caduti dal cielo, e chi viene colpito da un fulmine è considerato colpito dalla sua giustizia: le case incendiate dovevano essere purificate con riti a suo nome e i beni recuperati appartenevano ai suoi sacerdoti, un meccanismo che dava al culto un notevole peso economico. Nella diaspora è divenuto uno degli orisha più venerati, associato a santa Barbara nella santería cubana.

Questa divinità è collegata anche a Ogun, Obatala e Oduduwa.

Tra le sue consorti divine spicca Oya, orisha guerriera dei venti e delle tempeste che lo affianca in battaglia: la loro unione, fatta di passione e potere condiviso, è un esempio del motivo delle nozze sacre trattato in Le nozze sacre: l’unione tra divinità a confronto.

Dettagli
Dimora
Il regno di Oyo; ascese al cielo dopo la morte
Animali sacri
Voci correlate
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