Periodo storico
Fonti
Apollonio Rodio, Argonautiche

Colchide

La Colchide è la remota regione sul Mar Nero dove il re Eeta custodiva il Vello d'Oro, meta del viaggio di Giasone e degli Argonauti e patria della maga Medea.

La Colchide è, nella geografia mitologica greca, una remota regione sulle coste orientali del Mar Nero, corrispondente approssimativamente all’attuale Georgia occidentale, considerata dai greci un luogo ai margini del mondo conosciuto, ricco di magia e prodigi.

È qui che il re Eeta custodisce il Vello d’Oro, appeso a un albero sacro nel bosco di Ares e sorvegliato da un drago che non dorme mai, obiettivo del lungo viaggio dell’eroe Giasone e degli Argonauti a bordo della nave Argo.

La Colchide è anche la patria della maga Medea, figlia di Eeta, la cui conoscenza delle arti magiche e delle erbe si rivela decisiva per permettere a Giasone di superare le prove impossibili imposte dal padre e di sottrarre infine il Vello dal suo custode.

Nella percezione geografica greca, la Colchide rappresentava un confine simbolico tra il mondo ellenico conosciuto e le terre esotiche e magiche dell’Oriente, un luogo dove le leggi naturali sembravano cedere il passo a poteri sovrannaturali estranei alla razionalità della polis greca.

Le origini del Vello d’Oro

Il Vello custodito in Colchide proviene da un ariete alato mandato da Nefele per salvare i suoi figli Frisso ed Elle da un sacrificio ingiusto voluto dalla matrigna Ino: Elle cade in mare durante il volo, dando il nome all’Ellesponto, mentre Frisso raggiunge sano e salvo la Colchide, dove sacrifica l’ariete a Zeus e ne dona il vello dorato al re Eeta, figlio del dio Sole Elios, che lo consacra al bosco sacro di Ares.

Il ritorno degli Argonauti

Secondo alcune versioni del mito, dopo aver sottratto il Vello, Giasone e gli Argonauti non ripercorrono la rotta di andata ma risalgono fiumi leggendari fino all’Oceano che si credeva circondasse la terra, in una rotta di ritorno tanto fantastica quanto il viaggio di andata, riflesso della Colchide come soglia tra il mondo conosciuto e l’ignoto.

Il bosco di Ares e il sacrificio che consacrò il Vello

Il fatto che il Vello d’Oro venga appeso proprio in un bosco sacro dedicato ad Ares non è un dettaglio casuale: il dio della guerra, custode per eccellenza di ciò che va difeso con la violenza, garantisce al tesoro un livello di protezione che nessun oggetto meramente prezioso avrebbe richiesto, giustificando la presenza del drago insonne e rendendo la sua conquista un’impresa degna del più alto valore militare piuttosto che un semplice furto.

L’origine stessa del Vello affonda le proprie radici in un atto di pietà religiosa: Frisso, giunto in salvo in Colchide sul dorso dell’ariete alato, non ne fa un trofeo personale ma lo sacrifica immediatamente a Zeus, in segno di gratitudine per lo scampato pericolo, prima di consegnarne la pelle dorata al re Eeta. Questo doppio passaggio — dal sacrificio divino alla custodia regale — trasforma il Vello da semplice pelliccia preziosa in un oggetto sacro, ed è proprio questa sacralità, più del suo valore materiale, a motivare l’intera spedizione degli Argonauti guidata da Giasone.

Dettagli
Regione
Coste orientali del Mar Nero, corrispondente approssimativamente alla Georgia occidentale.
Descrizione luogo
Regno del re Eeta e patria della maga Medea, dove il Vello d'Oro era custodito da un drago in un bosco sacro dedicato ad Ares.
Stato attuale
Luogo leggendario/non localizzabile
Voci correlate
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