Periodo storico
Tradizione orale multi-tribale; sito designato Devils Tower National Monument nel 1906
Fonti
Tradizione orale lakota e kiowa; National Park Service, Devils Tower National Monument

Bear Lodge (Mato Tipila)

Mato Tipila
Formazione rocciosa vulcanica del Wyoming, sacra a oltre venti nazioni native, nata secondo la leggenda per sottrarre alcune ragazze a un orso.

Nella pianura del Wyoming nordorientale si erge un’imponente colonna di roccia vulcanica, alta oltre 260 metri e solcata da profonde scanalature verticali che ne percorrono l’intera circonferenza: per i Lakota è Mato Tipila, la “Torre dell’Orso”, ma la formazione è sacra a più di venti nazioni native diverse — tra cui Kiowa, Cheyenne, Arapaho, Crow e Shoshone — ciascuna con una propria versione del racconto che ne spiega l’origine.

Nella variante lakota più diffusa, un gruppo di ragazze (in alcune versioni sette sorelle, in altre un numero diverso) si trova a giocare in un prato quando viene improvvisamente inseguito da un enorme orso affamato: mentre corrono disperate cercando riparo, si arrampicano su una piccola roccia, e la roccia stessa, mossa a compassione dagli spiriti, comincia a innalzarsi sotto i loro piedi, sollevandosi sempre più in alto verso il cielo per sottrarle alla furia della bestia.

L’orso, infuriato per la preda che gli sfugge, tenta ripetutamente di scalare le pareti della roccia in rapida ascesa, piantandovi gli artigli con tutta la forza: sono proprio quei tentativi disperati a incidere nella pietra le lunghe scanalature verticali visibili ancora oggi su tutti i lati della torre, un dettaglio geologico reale — dovuto in realtà al raffreddamento e alla contrazione della roccia vulcanica — che la narrazione trasforma in traccia tangibile e permanente dell’inseguimento mitico.

Nella versione kiowa del racconto, che pure condivide la struttura di fondo, le protagoniste sono sette sorelle che, una volta raggiunta un’altezza sufficiente sulla roccia in ascesa, vengono trasformate in stelle e diventano l’ammasso delle Pleiadi, visibile nel cielo notturno: un finale che lega esplicitamente la formazione rocciosa terrestre a una costellazione precisa, offrendo così una doppia eziologia, geologica e astronomica, entro un’unica narrazione coerente.

Il sito, oggi tutelato come Devils Tower National Monument — primo monumento nazionale designato negli Stati Uniti, nel 1906 — resta un luogo di preghiera e cerimonia attivo per molte comunità native, che vi si recano regolarmente per rituali che includono danze del sole e offerte di fascine colorate legate agli alberi circostanti; la pratica turistica dell’arrampicata sulla torre, particolarmente diffusa nei mesi estivi, genera tuttora tensioni con le comunità indigene, che chiedono da decenni un’astensione volontaria durante il mese di giugno, periodo delle cerimonie più importanti legate al sito.

Come luogo di rifugio soprannaturale che si innalza per proteggere chi lo invoca nel momento del pericolo, Mato Tipila condivide con molte altre tradizioni lakota — inclusa quella dei potenti Wakan Tanka invocati nei momenti di massima vulnerabilità — l’idea di una terra sacra capace di intervenire attivamente per proteggere gli esseri umani, non semplice sfondo inerte della vicenda ma vera e propria forza agente nella narrazione.

Le scanalature verticali che percorrono l’intera torre sono in realtà un caso da manuale di “colonnato basaltico” (qui in fonolite, una roccia magmatica affine), formatosi per il lento raffreddamento e la contrazione del magma intrusivo milioni di anni fa: le colonne poligonali di Mato Tipila figurano tra gli esempi più ampi e meglio conservati al mondo di questo fenomeno geologico, ben visibili anche da grande distanza sulla pianura circostante. Il nome inglese ufficiale, Devils Tower, deriva da un fraintendimento di un interprete durante una spedizione del 1875, che tradusse un’espressione lakota riferita a un orso sacro come “Bad God’s Tower”; dal 2014 diverse nazioni native, tra cui i Lakota stessi, hanno presentato petizioni formali al governo federale statunitense per rinominare ufficialmente il monumento in “Bear Lodge”, nome ritenuto più fedele al significato originario e privo delle connotazioni negative introdotte da quella traduzione ottocentesca imprecisa.

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