Menes è, nella tradizione storiografica dell’antico Egitto, il leggendario primo faraone che unificò l’Alto e il Basso Egitto in un unico regno, ponendo fine a un periodo di frammentazione politica e inaugurando la Prima Dinastia intorno al 3100 a.C.: la sua figura, a metà tra storia e mito fondativo, viene tramandata dal sacerdote Manetone come capostipite della lista dei sovrani egizi, e da Erodoto come il primo re della terra dei faraoni.
La tradizione racconta che Menes fosse originario di Thinis, nell’Alto Egitto, e che dopo aver sottomesso il regno del Basso Egitto abbia fondato una nuova capitale, Menfi, nel punto in cui le due terre si incontrano, deviando il corso del Nilo per costruirla su un terreno bonificato: la scelta di questo sito, alla congiunzione simbolica tra Alto e Basso Egitto, riflette la funzione stessa del re come garante dell’unità cosmica del paese.
Gli egittologi moderni tendono a identificare Menes con il sovrano Narmer, raffigurato sulla celebre Tavoletta di Narmer nell’atto di colpire un nemico mentre indossa insieme le due corone dell’Alto e del Basso Egitto, immagine diventata il paradigma iconografico stesso della regalità unificatrice per tutta la storia egizia successiva; altri studiosi propongono invece un’identificazione con Hor-Aha, il successore di Narmer, lasciando aperta la questione se Menes rappresenti un singolo sovrano storico o la fusione mitizzata di più figure.
Come ogni faraone, Menes viene concepito come incarnazione vivente di Horus, il dio-falco protettore della regalità: l’atto di unificazione compiuto da Menes diventa così il modello mitico-politico attraverso cui ogni futuro re d’Egitto giustifica il proprio potere, ripetendo simbolicamente il gesto fondativo che ha reso possibile l’esistenza stessa dello stato unito. Secondo Manetone ed Erodoto, Menes regnò per 62 anni e morì in circostanze straordinarie, trascinato via da un ippopotamo durante una battuta di caccia sul Nilo, un episodio che alcuni interpretano come un’ulteriore eco mitica del suo legame indissolubile con il fiume che aveva domato per fondare Menfi.
La figura di Menes assume un rilievo particolare anche per il modo in cui la sua memoria viene reinterpretata dagli stessi egizi nei secoli successivi: già nel Nuovo Regno i sovrani si richiamano esplicitamente al primo unificatore come modello di legittimità dinastica, mentre la Pietra di Palermo, uno dei più antichi documenti annalistici egizi, sembra registrare eventi risalenti proprio al suo regno o a quello immediatamente precedente, confermando quanto profondamente la memoria di quella unificazione fosse radicata nella coscienza storica egizia. Anche la doppia corona pschent, simbolo per eccellenza della regalità egizia in tutte le epoche successive, viene fatta risalire proprio all’atto fondativo di Menes, che per primo avrebbe unito fisicamente le due corone separate dell’Alto e del Basso Egitto in un unico copricapo cerimoniale, gesto che i faraoni successivi avrebbero riproposto a ogni incoronazione come riaffermazione rituale dell’unità dello stato.
