Periodo storico
Byline del ciclo di Kiev, tradizione orale attestata tra XII e XVII secolo, ambientazione narrativa nel regno di Vladimir I
Fonti
Byline del ciclo di Kiev (tradizione orale); Viktor Vasnecov, Bogatyri (1898)

Alëša Popovič

Алёша Попович (Alëša Popovič)
Il più giovane dei tre bogatyri del ciclo di Kiev, figlio di un pope, celebre per aver sconfitto con l'inganno il drago-guerriero Tugarin Zmeevič.

Alëša Popovič è il terzo e più giovane dei bogatyri del ciclo di Kiev, il gruppo di eroi epici che nelle byliny russe difendono la corte del principe Vladimir e le terre della Rus’ dalle minacce esterne. Accanto a lui compaiono i due compagni più anziani, Il’ja Muromec, il più potente e venerato, e Dobrynja Nikitič, il più nobile e diplomatico: insieme formano il trio canonico che la tradizione orale e, secoli dopo, l’iconografia colta hanno fissato come immagine collettiva dell’eroismo russo medievale.

Il patronimico “Popovič” indica letteralmente “figlio di pope”, cioè di un sacerdote: un’origine sociale che lo distingue nettamente dagli altri due bogatyri, di estrazione contadina o principesca. Questa origine ecclesiastica si riflette nel suo carattere narrativo: Alëša non vince per forza bruta, come Il’ja, né per virtù cavalleresca, come Dobrynja, ma per arguzia, astuzia e spregiudicatezza. Le byliny lo descrivono esplicitamente come un personaggio che compensa una potenza fisica inferiore con la prontezza di riflessi e la capacità di ingannare l’avversario, anche a costo di ricorrere a stratagemmi che un codice cavalleresco più rigido considererebbe poco onorevoli.

L’impresa che meglio definisce questo profilo è la sconfitta del drago-guerriero Tugarin Zmeevič. Nella bylina che racconta il duello, Alëša non affronta il mostro in campo aperto con le armi tradizionali, ma lo inganna, distraendolo e colpendolo di sorpresa mentre l’attenzione del nemico è altrove. Gli studiosi hanno osservato che il nome “Tugarin” richiama quello storico di Tugorkan, un khan dei Cumani-Polovcy realmente in conflitto con i principi della Rus’ tra XI e XII secolo: un caso tipico in cui la memoria epica trasforma un nemico storico delle steppe in una figura ibrida, mezzo drago e mezzo uomo, più adatta al registro fiabesco delle byliny.

Geograficamente, le vicende di Alëša si muovono tra Rostov, Suzdal’ e Kiev, città collegate da rotte commerciali e militari che nei secoli XII e XIII erano oggetto di contese reali tra principati rivali: un dettaglio che ancora la sua figura, per quanto romanzata, a un tessuto storico-geografico concreto e non a un’ambientazione puramente fantastica. Le byliny che lo riguardano appartengono al cosiddetto ciclo di Kiev, distinto dal ciclo di Novgorod, incentrato su vicende mercantili piuttosto che guerresche.

La fama del trio dei bogatyri raggiunse il grande pubblico moderno soprattutto grazie al celebre dipinto Bogatyri (1898) del pittore Viktor Vasnecov, che ritrae Il’ja Muromec, Dobrynja Nikitič e Alëša Popovič a cavallo, fianco a fianco, in un’immagine diventata l’icona per eccellenza dell’eroismo epico russo, riprodotta innumerevoli volte in libri scolastici, francobolli e cultura popolare fino a oggi.

Ciò che rende Alëša narrativamente prezioso, al di là della sua funzione di terzo incomodo nel trio, è proprio la sua funzione di eccezione: introduce nell’epica russa un modello di eroismo non fondato sulla forza o sulla virtù, ma sull’intelligenza pratica e sull’astuzia, avvicinandolo per certi versi alla figura del trickster più che a quella del guerriero puro, e complicando così un codice epico che altrimenti rischierebbe di apparire monolitico.

Dettagli
Origine
Imprese principali
Armi e oggetti magici
Destino finale
Archetipo
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